Gravissime esplosioni a Caracas: gli Stati Uniti attaccano il Venezuela, Trump annuncia la cattura di Maduro

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Nella notte tra venerdì 2 e sabato 3 gennaio, alle circa 2:00 ora locale (le 7:00 in Italia), forti esplosioni e sorvoli di aerei militari sono stati avvertiti in varie zone della capitale venezuelana, Caracas, e in aree limitrofe come Miranda, Aragua e La Guaira. Secondo i resoconti, almeno sette esplosioni di grande intensità hanno colpito installazioni militari e obiettivi strategici, tra cui basi aeree e forze armate nella regione metropolitana della città. 

Le detonazioni, accompagnate da rumori di velivoli a bassa quota, hanno provocato panico tra la popolazione, blackout elettrici e incendi in alcune zone della città. 


Il governo venezuelano: “Gravissima aggressione militare”

Il governo di Caracas ha immediatamente reagito, denunciando quella che definisce una “gravissima aggressione militare degli Stati Uniti” contro il territorio venezuelano. In una nota ufficiale pubblicata nelle prime ore del mattino, le autorità hanno respinto l’attacco, accusando Washington di voler impossessarsi delle risorse strategiche del Paese, in particolare petrolio e minerali, e di cercare di forzare un cambio di regime. 

Il presidente Nicolás Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale e ha chiesto la mobilitazione della popolazione in difesa della sovranità nazionale.


Donald Trump: “Maduro catturato e portato fuori dal Venezuela”

Poche ore dopo gli eventi notturni, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivendicato pubblicamente l’azione militare attraverso un messaggio sui social media. Trump ha affermato che le forze statunitensi hanno condotto un attacco su larga scala e che Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati catturati e trasferiti fuori dal Paese. 

Secondo l’amministrazione statunitense, l’operazione, che combinerebbe l’impiego di forze militari e componenti delle forze dell’ordine, è volta a neutralizzare quella che Trump ha descritto come una “minaccia narco-statale” e una guida autoritaria che, secondo gli Stati Uniti, non avrebbe governato legittimamente dopo il 2024.

Al momento non ci sono conferme indipendenti sull’effettiva cattura di Maduro rilasciate da fonti ufficiali venezuelane o da istituzioni internazionali, e fonti di Caracas continuano a negare la validità delle affermazioni statunitensi. 


Reazioni internazionali e contesto regionale

L’attacco ha generato forti reazioni internazionali e un’ondata di preoccupazione diplomatiche:

  • Il vicepresidente del Venezuela e altri leader del Paese hanno chiesto prove della vita di Maduro, denunciando l’azione come violazione del diritto internazionale.
  • Altri governi regionali, come quelli di Cuba e Colombia, hanno condannato l’attacco e richiesto attenzione e risposte coordinate negli organismi internazionali. 

La situazione resta estremamente fluida, con truppe statunitensi schierate nei Caraibi da giorni, tensioni crescenti tra le amministrazioni e un clima di forte incertezza su come evolverà la crisi politico-militare.