MEDITERRANEO CENTRALE – Il bilancio è agghiacciante e restituisce l’immagine di una delle più grandi tragedie marittime di questo inizio 2025. Secondo quanto denunciato dalla ONG Sea-Watch, almeno 116 persone hanno perso la vita a seguito del naufragio di un’imbarcazione di fortuna lungo la rotta del Mediterraneo centrale.
L’unico raggio di luce in questo scenario di morte è il salvataggio di un singolo sopravvissuto, recuperato in mare da un pescatore tunisino che si trovava nell’area.
La dinamica: una ricerca disperata
La cronologia del disastro rivela giorni di incertezza e tentativi di soccorso andati a vuoto. Le informazioni incrociate tra le diverse organizzazioni di monitoraggio permettono di ricostruire i passaggi cruciali:
- Giovedì scorso: L’imbarcazione, sovraffollata, salpa dalle coste nordafricane (presumibilmente dalla zona tra Libia e Tunisia).
- Lunedì: L’aereo da ricognizione di Sea-Watch, il Seabird, pattuglia l’area alla ricerca del natante dopo le prime segnalazioni di difficoltà, senza però riuscire a individuarlo tra le onde.
- Mercoledì: Arriva la tragica conferma. Alarm Phone, la linea diretta per i migranti in difficoltà, valida la notizia del naufragio, avvenuto probabilmente poche ore dopo la partenza, in un tratto di mare che si è trasformato in un cimitero a cielo aperto.
Il ruolo dei soccorsi e le denunce delle ONG
La notizia ha riacceso immediatamente le polemiche sulla gestione dei soccorsi internazionali e sulla mancanza di una missione di ricerca e salvataggio istituzionale coordinata a livello europeo.
“116 persone hanno perso la vita nell’ennesimo naufragio del 2025,” scrive Sea-Watch in una nota ufficiale. “Le abbiamo cercate con Seabird, ma oggi arriva la conferma del disastro. Non possiamo accettare che il Mediterraneo continui a essere una fossa comune.”
Un mare sempre più pericoloso
Il 2025 si conferma un anno nero per le rotte migratorie. Nonostante le condizioni meteorologiche spesso avverse, le partenze non accennano a diminuire, spinte da crisi umanitarie, conflitti e instabilità politica nei paesi d’origine.
- Imbarcazioni fatiscenti: Spesso i migranti vengono ammassati su gommoni o vecchi pescherecci privi di dotazioni di sicurezza e con motori inaffidabili.
- Il trauma del sopravvissuto: L’unico uomo salvato dal pescatore tunisino è attualmente sotto shock e riceve assistenza medica. La sua testimonianza sarà fondamentale per capire cosa sia successo a bordo e se ci siano state omissioni nelle richieste di aiuto.
- Appelli all’Europa: UNHCR e OIM tornano a chiedere con forza un corridoio umanitario sicuro e un potenziamento delle unità di soccorso per evitare che il conteggio delle vittime continui a salire.

