Bimbo nato senza gambe, tribunale condanna ginecologo: risarcimento da 350.000 € per i genitori

Condividi

Una vicenda che mette in luce una tragica altrimenti sconosciuta realtà: un bambino nato la notte di Natale del 2015 in ospedale a Parma è venuto al mondo privo delle gambe dal ginocchio in giù. Nonostante la madre si fosse sottoposta a tutte le ecografie prenatali, nessun medico – né il ginecologo di fiducia, né il personale del consultorio o dell’ospedale – ha rilevato la malformazione. Il giudice civile ha ora stabilito un maxi-risarcimento di circa 350.000 euro, che il medico dovrà versare alla famiglia del piccolo.

La motivazione del Tribunale

Secondo il Tribunale di Parma, la mancata diagnosi della malformazione non ha causato soltanto un danno fisico: ha privato la madre della libertà di scelta sull’interruzione volontaria della gravidanza. “Con elevata probabilità la donna avrebbe abortito se avesse avuto tempestiva notizia della malformazione del feto” è scritto nella sentenza, che sottolinea anche il danno psicologico causato alla coppia dalla scoperta improvvisa al momento del parto.

È stato escluso il coinvolgimento della struttura pubblica: la responsabilità è stata attribuita esclusivamente al ginecologo operante in ambito privato, a cui è stato ordinato il risarcimento comprensivo di spese legali e interessi.

Non è il primo caso

Il ginecologo in questione era già stato protagonista di un precedente caso analogo nel 2003: in quella occasione era stato condannato (unitamente alla sua assicurazione) per non aver diagnosticato un’infezione da citomegalovirus, che ha portato alla nascita di una bimba gravemente compromessa, deceduta a soli quattro anni.

Secondo il medico, l’ecografia morfologica era stata eseguita, ma la malformazione non era stata rilevata: “La metà delle malformazioni non viene evidenziata dalle ecografie”, avrebbe dichiarato ponendo l’accento sulla rarità del caso e sull’esperienza accumulata negli anni. Parole contestate da familiari, ora in attesa di chiarimenti anche sul ruolo di altre istituzioni sanitarie locali



Questa drammatica vicenda sottolinea l’importanza della responsabilità e della precisione nella medicina prenatale. Secondo i giudici, la famiglia è stata privata di un diritto fondamentale — quello di scegliere in modo consapevole — e ora lo Stato ne riconosce il diritto a un ristoro. Un caso che fa riflettere sulla necessità di standard diagnostici rafforzati e di trasparenza nel rapporto medico-paziente.

author avatar
Redazione Italia