Il calo di presenze lungo le coste italiane nel pieno della stagione estiva 2025 sta preoccupando il settore balneare, con riduzioni che in alcune località arrivano al 25%. Gli stabilimenti, storicamente punto di riferimento per le vacanze degli italiani, vedono un afflusso minore soprattutto nei giorni feriali, mentre nei weekend si registrano dati più stabili. A incidere non sarebbe soltanto il cosiddetto “caro ombrellone”, ma un insieme di fattori che vanno dall’aumento generale del costo della vita ai cambiamenti delle abitudini turistiche. Secondo Riccardo Padovano, imprenditore balneare abruzzese, “siamo nel periodo più turistico dell’anno, ma non c’è gente: siamo qui a contare le pecore”.
Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, sottolinea che l’elevato costo della vita riduce la capacità di spesa, spingendo i clienti a spendere meno anche per cibo e bevande. I dati di Altroconsumo confermano un aumento medio del 17% dei prezzi dei lettini rispetto a quattro anni fa, con picchi in località come Gallipoli dove due lettini e un ombrellone possono costare fino a 90 euro al giorno. L’attore Alessandro Gassmann ha contribuito al dibattito pubblicando sui social l’immagine di una spiaggia semi-deserta, ipotizzando che i prezzi eccessivi spingano gli italiani verso spiagge libere.
Secondo Altroconsumo, nel 2025 le tariffe sono aumentate mediamente del 5% rispetto al 2024, con incrementi superiori all’inflazione in diverse zone. Ad Alassio, località più cara d’Italia, in agosto un ombrellone e due lettini nelle prime file costano 340 euro a settimana, mentre a Gallipoli si sfiorano i 300 euro. All’opposto, Rimini e Lignano si mantengono intorno ai 150 euro. A questi importi si sommano spesso costi extra per servizi come docce calde e cabine.
I rappresentanti dei balneari respingono però l’idea che i prezzi siano la causa unica del calo. Antonio Capacchione, presidente di Sib Confcommercio, parla di una “cartina di tornasole di un Paese in difficoltà” e chiede al governo di alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie. In alcune regioni, come Toscana e Liguria, il maltempo di luglio ha ulteriormente ridotto le presenze, mentre in Versilia si è avvertita l’assenza di turisti stranieri ad alto budget, come russi e americani.
Sulla Riviera romagnola la clientela di ceto medio ha ridotto le ferie a pochi giorni o a uno-due weekend, spesso rinunciando alle vacanze con i nonni a giugno. Alcuni stabilimenti cercano di reagire puntando su pacchetti completi con gite in pedalò, vasche idromassaggio, corsi di fitness e servizi inclusi nel prezzo di ombrellone e lettini, nella speranza di chiudere agosto in positivo.
L’impressione generale è che il 2025 stia segnando un cambio strutturale nel turismo balneare italiano: meno villeggiature lunghe, più vacanze brevi e low cost, maggior peso del turismo estero di fascia alta e concorrenza crescente di montagna e agriturismo. Il caro ombrellone è solo il simbolo visibile di una trasformazione più profonda che, se non affrontata, potrebbe ridisegnare l’estate italiana nei prossimi anni.
