Si chiamava Emanuela Ruggeri, aveva 32 anni, il cadavere rinvenuto domenica sera tra le sterpaglie lungo via del Mandrione, nel quartiere Tuscolano di Roma. La donna risultava scomparsa da Colli Aniene dallo scorso 14 luglio, poco dopo le 20:35, quando ha comunicato alla madre di essere uscita per incontrare un’amica ma non è mai più tornata.
Ritrovamento e prima ricostruzione
Un passante durante una passeggiata con il cane ha avvertito un odore sospetto: il corpo, in avanzato stato di decomposizione, era in un piccolo campo vicino ai binari ferroviari. Accanto sono stati trovati solo i documenti, che hanno consentito l’identificazione: tatuaggi riconoscibili come un fungo, il numero “666” e una mezza luna con punto sul dorso della mano.
All’esterno del corpo non sono stati rilevati segni evidenti di violenza. Tuttavia, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per morte come conseguenza di altro reato, escludendo al momento ipotesi precostituite.
Ipotesi in corso di valutazione
L’autopsia, eseguita presso il Policlinico di Tor Vergata con relativo esame tossicologico, è cruciale per determinare le cause del decesso. Tra le ipotesi iniziali: overdose, incidente stradale con pirata della strada, malore, o l’intervento di terzi. Alcuni elementi non sono chiari: la donna non guidava, ed era lontana da casa; il cellulare non è stato ritrovato e le telecamere della zona sono sotto esame.
Le parole della madre
La mamma, Alessandra, ha raccontato che Emanuela era tornata a Roma a gennaio dopo la fine di una relazione a Torino. Era alla ricerca di lavoro e cercava di ricominciare; in passato aveva avuto problemi di tossicodipendenza, trattati anche in un sert. L’ultimo messaggio alla madre risale al 15 luglio. «Lei non guidava la macchina, qualcuno ce l’ha portata lì», ha dichiarato, sospettando che non si fosse recata nei pressi del rinvenimento in autonomia e ipotizzando «conoscenze sbagliate», forse un uomo.
