In occasione della Giornata Internazionale delle Lavoratrici del Sesso, circa cinquanta attiviste hanno occupato la chiesa di San Nicola da Tolentino, nel sestiere di Santa Croce a Venezia, per rivendicare i diritti civili e denunciare la repressione e l’emarginazione sociale che ancora colpiscono chi esercita il lavoro sessuale.
Un’azione simbolica nel cuore di Venezia
L’occupazione è stata organizzata dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, in collaborazione con l’European Sex Workers’ Rights Alliance, per commemorare il 50° anniversario dell’occupazione della chiesa di Saint-Nizier a Lione, avvenuta il 2 giugno 1975. Le attiviste, vestite di rosso e munite di ombrelli rossi – simbolo internazionale del movimento – hanno messo in scena un flash mob con canti, letture di passi del Vangelo e performance all’interno della chiesa.
La reazione del Patriarcato e dei fedeli
L’azione ha suscitato una dura reazione da parte del Patriarcato di Venezia. Don Marco Zane, direttore delle comunicazioni sociali del Patriarcato, ha definito l’evento “offensivo e blasfemo”, criticando la strumentalizzazione di testi sacri e il distorto uso del sacramento dell’Eucaristia. Ha inoltre invitato i fedeli a una “preghiera riparatrice”.
Un richiamo alla storia e alla lotta per i diritti
L’occupazione della chiesa veneziana si inserisce in una tradizione di protesta iniziata nel 1975 a Lione, quando oltre cento lavoratrici del sesso occuparono la chiesa di Saint-Nizier per denunciare le violenze e la repressione subite.Quell’evento segnò l’inizio di un movimento internazionale per i diritti delle sex worker, culminando nell’istituzione della Giornata Internazionale delle Lavoratrici del Sesso.
Le richieste delle attiviste
Le manifestanti hanno chiesto una riforma legislativa che riconosca il lavoro sessuale come attività lavorativa, garantendo diritti civili, protezione sanitaria e sociale. Hanno inoltre denunciato la repressione poliziesca e l’emarginazione sociale che ancora colpiscono chi esercita questa professione.
