Biennale di Venezia: blitz di Pussy Riot e FEMEN. «Il sangue è l’arte della Russia»

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VENEZIA – Fumogeni colorati, passamontagna rosa e urla di dissenso hanno rotto la calma dei Giardini della Biennale. Cinquanta attiviste hanno bloccato per oltre mezz’ora l’ingresso del controverso edificio verde che ospita la delegazione russa, costringendo la polizia italiana a intervenire e a chiudere temporaneamente la struttura.

La protesta: «Disobbedite»

Al grido di “Blood is Russia’s art” (Il sangue è l’arte della Russia) e “Disobey” (Disobbedite), le manifestanti hanno denunciato quella che definiscono una strumentalizzazione della cultura da parte del Cremlino. La fondatrice delle Pussy Riot, Nadya Tolokonnikova, è stata durissima nei confronti dell’organizzazione del festival:

“Dopo anni di guerra, avete semplicemente aperto loro la porta. Non avete capito l’importanza del cosiddetto ‘soft power’. Per la Russia, la cultura è parte della strategia militare, un modo per tentare di conquistare l’Occidente.”


Un’edizione segnata dalle polemiche

La partecipazione della Russia, assente dal 2022, ha scatenato un terremoto diplomatico e artistico che sta oscurando le opere esposte:

  • Dimissioni della giuria: La settimana scorsa, l’intera giuria composta da cinque donne si è dimessa in segno di protesta. Le giurate avevano annunciato che non avrebbero assegnato il prestigioso Leone d’Oro a nazioni sotto inchiesta della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità, escludendo di fatto Russia e Israele.
  • Costi e finanziamenti: L’apertura del padiglione russo è costata circa 2 milioni di euro in fondi UE, un dettaglio che ha alimentato ulteriori tensioni.
  • Il caso Israele: Anche il padiglione israeliano è stato teatro di proteste, con manifestazioni pro-Palestina che si sono svolte contemporaneamente a quelle delle Pussy Riot.

La difesa della Biennale e la replica di Mosca

Nonostante l’opposizione del governo guidato da Giorgia Meloni, la Biennale ha difeso la propria autonomia, sottolineando che ogni Paese che intrattiene legami diplomatici con l’Italia ha il diritto di partecipare.

Da Mosca, il messaggio è diametralmente opposto. Mikhail Shvydkoy, inviato speciale di Putin per la cooperazione culturale internazionale, ha celebrato il ritorno a Venezia affermando con forza che “la cultura russa non può essere cancellata”.

Mentre il festival si prepara all’apertura ufficiale prevista per questo sabato, l’atmosfera tra i viali dei Giardini resta elettrica. La Biennale del 2026 passerà alla storia come una delle edizioni più politicamente cariche di sempre, dove il confine tra espressione artistica e propaganda bellica sembra essersi definitivamente dissolto.