Le malattie cardiovascolari rappresentano una vera e propria emergenza sanitaria, sociale ed economica. Ogni anno in Italia generano costi diretti e indiretti pari a 42 miliardi di euro, con un impatto drammatico sull’aspettativa di vita, che per la prima volta ha registrato un’inversione di tendenza rendendo gli italiani meno longevi. Nonostante ciò, queste patologie faticano ancora a trovare spazio prioritario nell’agenda politica, dove la prevenzione è spesso vista più come una spesa che come un investimento.
Un recente studio internazionale, coordinato dall’Università dell’East Anglia e pubblicato su The Lancet Public Health, ha evidenziato un rallentamento della crescita dell’aspettativa di vita in Europa a partire dal 2011, con un vero e proprio declino a partire dal 2019, coincidente con la pandemia. In Italia, la riduzione media annua è stata di 0,36 anni, ovvero oltre 4 mesi in meno. I principali fattori di questa inversione sono da ricercare nell’aumento dell’obesità, ipertensione, colesterolo alto, sedentarietà, dieta non sana, fumo, e nella scarsa efficacia degli screening e dei percorsi terapeutici.
La prevenzione può salvare milioni di vite
Oltre la metà delle malattie cardiovascolari può essere prevenuta modificando lo stile di vita e intervenendo sui fattori di rischio. A confermarlo, un altro studio pubblicato su The Lancet, secondo cui diagnosi precoce e programmi di prevenzione potrebbero ridurre dell’82% il tasso di decessi per aterosclerosi entro il 2050, salvando fino a 8,7 milioni di vite ogni anno. È per questo che la Federazione Italiana di Cardiologia (FIC), in collaborazione con le principali società scientifiche italiane ed europee, chiede l’attuazione urgente del Piano Strategico Nazionale per la Salute del Cuore.
Durante l’ESC Preventive Cardiology, il congresso europeo in corso a Milano, il presidente della FIC, Ciro Indolfi, ha ribadito come la prevenzione rappresenti l’unico vero strumento per ridurre le morti da infarto e da altre malattie cardiovascolari. Infatti, nonostante i grandi progressi nella terapia ospedaliera dell’infarto (grazie a stent e terapie antipiastriniche), la morte cardiaca pre-ospedaliera rappresenta ancora il 50% dei casi. Secondo Indolfi, un’azione efficace sui fattori di rischio potrebbe prevenire fino al 60% dei decessi, con impatti enormi sulla salute pubblica.
L’enorme peso economico delle malattie cardiovascolari
Lo studio ha analizzato i dati del Global Burden of Disease 2021, una delle ricerche più complete al mondo sulla salute globale. I fattori di rischio modificabili — come ipertensione, obesità, fumo, dieta scorretta, colesterolo alto e inattività fisica — sono responsabili della maggior parte dei casi. La commissione di The Lancet dedicata alle coronopatie ha sottolineato l’urgenza di intervenire precocemente nella vita delle persone, non solo nelle fasi avanzate della malattia.
Oltre alla salute, è il bilancio dello Stato a pagare un prezzo altissimo: nel 2021, i costi legati alle malattie cardiovascolari in Italia sono stati stimati in 42 miliardi di euro, suddivisi tra:
- 21,3 miliardi per l’assistenza sanitaria (51%)
- 13,7 miliardi per l’assistenza informale (33%)
- 2,4 miliardi per l’assistenza sociale (6%)
- 3,3 miliardi per le perdite da mortalità (8%)
- 1,2 miliardi per le perdite da morbilità (3%)
Il Piano Strategico Nazionale per la Salute del Cuore
Il primo documento strategico italiano per la prevenzione cardiovascolare propone azioni concrete, tra cui:
- Screening nazionali obbligatori dai 18 anni per pressione e colesterolo
- Elettrocardiogramma annuale per gli over 65
- Creazione di aree pubbliche che stimolino l’attività fisica
- Snellimento della burocrazia attraverso digitalizzazione
- Percorsi di cura e rimborsi uniformi a livello nazionale
- Campagne educative diffuse, dalle scuole ai luoghi di lavoro
- Utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare la diagnosi precoce
Come sottolinea Fabrizio Oliva, presidente dell’Associazione Nazionale Cardiologi Ospedalieri, serve un impegno strutturato e costante, perché la prevenzione non è solo una scelta sanitaria, ma una necessità economica e sociale.
