Nel cuore della Barbagia, in Sardegna, si nasconde un mondo affascinante di leggende e tradizioni legate alla stregoneria, un tema che affonda le radici nella storia antica dell’isola. Un viaggio tra i musei e i luoghi storici della regione rivela una profonda connessione tra i culti antichi e le pratiche considerate stregoneria nel Medioevo e oltre.
La prima tappa è il Museo Archeologico Giorgio Asproni a Nuoro, dove sono conservate due rare tabulae defixionis. Questi manufatti di piombo, risalenti al I secolo d.C., racchiudono maledizioni incise, una testimonianza delle pratiche magiche del passato. Le maledizioni venivano spesso nascoste in luoghi liminali come santuari e tombe, affinché le loro richieste potessero raggiungere più velocemente gli dèi. La presenza di statue e amuleti, come il busto di Cerere e una lastra dedicata a Diana, illustra il ruolo centrale delle divinità nel mondo della magia e della natura.
Le figure femminili legate alla stregoneria, spesso demonizzate nel Medioevo, erano in realtà eredi delle antiche sacerdozie dedicate a Diana. Queste donne, conosciute come guaritrici, esperte di erbe e indovine, erano custodi di conoscenze che si tramandavano da generazioni. I bronzetti nuragici esposti nel museo raccontano le storie di queste donne, una delle quali, identificata con il nome di Orgìa, fu allontanata dalla sua comunità, diventando una leggenda locale.
Proseguendo il nostro viaggio, si raggiunge il Museo del Costume, dove amuleti di matrice pagana sono esposti accanto a oggetti di uso quotidiano. Ogni amuleto, che va dai coralli agli occhi di Santa Lucia, riflette credenze popolari e pratiche magiche legate alla protezione e alla fertilità. Qui, la stregoneria emerge come una parte integrante della vita quotidiana, piuttosto che come un’arte oscura.
Non distante, ad Aritzo, il carcere seicentesco di Sa Bovida ospita una mostra permanente intitolata “Bruxas – Magia, Stregoneria e Inquisizione in Sardegna”. Gli strumenti esposti, dalle scope ai calderoni, offrono uno sguardo inquietante sulle pratiche di stregoneria, ma anche sulle ingiustizie subite da molte donne accusate di stregoneria. La storia di Antonia Usay, una levatrice condannata per presunti patti con il diavolo, rappresenta un esempio emblematico di come la conoscenza tradizionale fosse spesso fraintesa e perseguitata.
A Seui, il museo dedicato a Catalina Lay, accusata di stregoneria nel 1583, mette in evidenza la complessità di queste figure storiche. Lay, considerata una strega, era in realtà una levatrice e una guaritice, il cui sapere era sfruttato e demonizzato. I reperti del museo, inclusi sacchetti contenenti benedizioni e pupattole, raccontano la storia di donne che, attraverso le loro pratiche, cercavano di alleviare le sofferenze della comunità.
Infine, si narra che le streghe si riunissero in luoghi sacri come le domus de janas, considerate porte verso altri mondi. Questi spazi, carichi di storia e significato, sono testimoni di una cultura in cui la magia e la spiritualità si intrecciano in modo indissolubile.
Il viaggio attraverso la Barbagia offre uno spaccato di un passato ricco di misteri e tradizioni, invitando a riflettere sulle ingiustizie subite da figure femminili che, per secoli, sono state etichettate come streghe. In questo angolo di Sardegna, la memoria di queste donne vive ancora, testimoniando la complessità e la bellezza delle loro storie.
