Roma | Si chiama Simone Borgese, lo stupratore (recidivo) della studentessa della Magliana

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Una figura già nota per un oscuro passato torna a perpetrare un crimine, riaprendo le ferite di vittime passate e generando un’ondata di terrore nella comunità. È quanto accaduto con Simone Borgese, un trentanovenne romano che, dopo aver trascorso sette anni e sei mesi dietro le sbarre per rapina e violenza sessuale, è stato di nuovo arrestato per un atroce reato: lo stupro di una studentessa romana.

Borgese salì agli onori della cronaca nel 2015, quando rapinò e violentò una tassista nella zona di Piana del Sole, nei dintorni di Roma. Utilizzando un coltello, costrinse la donna a subire abusi sessuali dopo averla derubata del denaro. L’attento lavoro investigativo condusse all’arresto dell’aggressore, che confessò il crimine attribuendolo a un “raptus”.

Condannato a una lunga pena di carcere, Borgese uscì dal penitenziario nel 2021, ma la sua libertà durò poco. Lo scorso 8 maggio, una studentessa romana di 26 anni è caduta vittima delle sue malefatte. Avvicinata con l’inganno alla fermata del bus di via della Magliana, la giovane fu persuasa a salire sulla sua auto, dove Borgese la portò in un luogo isolato, le confiscò il telefono e la violentò, per poi rilasciarla in zona Villa Bonelli.

La vittima, coraggiosa, denunciò l’accaduto, consentendo agli investigatori di rintracciare e arrestare nuovamente Borgese. Questo oscuro individuo, un violentatore seriale, continua a seminare terrore nella comunità, mostrando la necessità di interventi decisi per proteggere la società dalle sue oscure azioni.