Lungo la fascia tirrenica, il mare si scaglia con rabbia contro i moli, gonfiato dai venti di ponente che portano con sé l’umidità densa dell’Atlantico. I terreni, ormai saturi e incapaci di bere altra acqua, iniziano a dare segni di cedimento. Piccoli rivoli di fango tagliano i sentieri di campagna, mentre l’allerta gialla della Protezione Civile ricorda a tutti che la terra, sotto questo peso liquido, è diventata fragile.

La neve, che dovrebbe imbiancare i borghi montani in questo periodo, è una grande assente sotto i 1500 metri. Le temperature sono troppo miti, figlie di correnti che invece del gelo trasportano il pulviscolo ocra del Sahara, macchiando di una pioggia sporca e sabbiosa le finestre e le auto, come se il deserto stesse cercando di invadere il Mediterraneo.
Una settimana senza sole
Le previsioni non offrono scappatoie. Chi sperava nel ritorno del sole dovrà aspettare ancora a lungo:
- L’inizio del tunnel: Dopo un lunedì di piogge battenti, martedì concederà solo una finta tregua, fatta di nubi basse e pioviggine che non permette all’asfalto di asciugarsi.
- L’occhio del ciclone: Mercoledì si preannuncia come la giornata più dura. Un nuovo fronte perturbato, più violento e organizzato, è pronto a colpire con rovesci intensi e raffiche che faranno ululare il vento tra i vicoli dei centri storici.
- L’attesa infinita: Solo verso il fine settimana si intravede uno spiraglio, ma sarà una transizione lenta, un graduale sbiadire dei temporali verso una nuvolosità che resterà comunque ostinata.
Il silenzio dell’attesa
C’è una strana rassegnazione nel modo in cui i calabresi affrontano queste giornate. Si viaggia con prudenza sulle provinciali, scrutando le pareti di roccia per timore di uno smottamento improvviso, mentre i fiumi, colorati di argilla, corrono rapidi verso il mare. È una Calabria che resiste, chiusa nei cappotti bagnati, in attesa che il vento giri e che il cielo decida finalmente di cambiare respiro.

