In sei anni la Liguria ha perso ben 3mila attività commerciali “al dettaglio”. Tremila saracinesche chiuse e 443 milioni di euro in fumo. Lo denuncia Confesercenti, riferendosi al periodo dal 2019 al 2025, e confermando che Genova e le altre province liguri soffrono più della media nazionale.
Il quadro che emerge dalle elaborazioni di Confesercenti sugli effetti della desertificazione commerciale è desolante che, in soli sei anni, sono scomparse oltre 111mila imprese del commercio al dettaglio in tutta Italia e 2.952 nella sola Liguria, pari ad una riduzione dell’11,8% sul totale regionale e ad una perdita di ricchezza stimata di 443 milioni di euro da Sarzana a Ventimiglia.
Numeri allarmanti, che hanno indotto l’associazione a depositare presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità” e ad organizzare in tutto il territorio nazionale, nelle giornate del 9 e 10 settembre, l’iniziativa “Confesercenti presenta i conti: la contabilità territoriale del processo di desertificazione”, raccogliendo firme in tutta Italia. Sono 50mila le sottoscrizioni necessarie per sottoporre al parlamento un progetto di legge che preveda tutele concrete, sgravi fiscali e semplificazioni per le attività di vicinato attraverso l’istituzione di Zone economiche speciali di prossimità (ZesPro), di un osservatorio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’efficacia delle misure adottate e di un fondo dedicato al finanziamento degli interventi previsti.
«I dati sono chiari e impietosi – commenta Massimiliano Spigno, presidente di Confesercenti Genova – il commercio al dettaglio sta attraversando una profondissima crisi rispetto alla quale servono interventi strutturali e radicali da parte del legislatore, che ci consentano di tornare a competere ad armi pari con i giganti della grande distribuzione e dell’online. Non chiediamo trattamenti di favore, bensì il ripristino di una situazione di equilibrio, perché siamo stufi di essere visti dallo stato come un bancomat con cui fare cassa, e tantomeno ci rassegniamo a scomparire. Per questo abbiamo deciso di lanciare questa grande mobilitazione in tutte le città italiane, con la quale sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di un profondo riordinamento del settore e raccogliere le firme affinché Camera e Senato discutano le nostre richieste. Invitiamo quindi tutti i cittadini a sostenerci con la loro firma ai gazebo oppure online, aderendo alla sottoscrizione sul sito del Ministero della Giustizia». Un’ulteriore giornata di raccolta firme è già stata fissata per venerdì 18 settembre, in piazza Treponti. Di seguito l’analisi dei dati relativi alle quattro province liguri (Genova, Imperia, La Spezia, Savona), sia a livello di interi territori provinciali sia con un focus specifico sui comuni capoluogo, messi a confronto con le macro-aree del Nord-Ovest e dell’Italia. Il numero di imprese registrate nel commercio al dettaglio è in diminuzione su tutto il territorio ligure, riflettendo una difficoltà generalizzata del settore. A livello nazionale, le imprese nei capoluoghi registrano un calo del 13,4%, che nel solo Nord-Ovest si limita ad un -12,3%. Scendendo nel dettaglio delle province liguri, La Spezia risulta la più colpita, con una perdita del 16,4% delle imprese a livello provinciale e del 16,9% nel solo capoluogo, dati peggiori rispetto alla media nazionale. Savona segue con un calo del 14,8% in provincia e del 12,5% nel capoluogo. Tenuta relativa di Genova e Imperia: la prima registra una contrazione del 9,9% sul totale provinciale e del 9,4% nel comune capoluogo, mostrando una resilienza leggermente maggiore rispetto alla media italiana. La seconda segna il calo più contenuto nel capoluogo (-6,4%), pur perdendo l’11,2% a livello di intera provincia. Il calo delle imprese si riflette sul numero totale degli addetti, ma nasconde una dinamica interna molto forte: la strutturazione in aziende più grandi o catene, che assumono personale dipendente, a discapito dei piccoli commercianti indipendenti e senza comunque compensare la perdita di posti di lavoro: il saldo assoluto rimane infatti negativo, sia in termini di sviluppo che di occupazione.
Mentre in Italia e nel Nord-Ovest il totale degli addetti nei comuni capoluogo è in crescita (rispettivamente +1,0% e +3,4%), tutti i capoluoghi liguri registrano un segno negativo sul totale degli addetti: La Spezia -12,5%, Imperia -5,4%, Genova -3,9% e Savona -3,7%. Allargando lo sguardo alle intere province, si nota un netto aumento dei lavoratori dipendenti in quasi tutta la Liguria. Spicca Imperia con un +13,5% di addetti dipendenti a livello provinciale, seguita da Genova (+5,4%) e La Spezia (+3,8%). Solo la provincia di Savona segna una lieve flessione (-0,8%). Questi dati sono comunque al di sotto del trend nazionale che vede i dipendenti in crescita del 10,2%. Il lavoro indipendente nel commercio, invece, crolla ovunque. Nelle province liguri le perdite vanno dal -14,6% di Genova fino al -21,1% della Spezia, in linea con il drastico -17,7% registrato a livello nazionale.
