Richiesta di condanna per duplice omicidio premeditato e soppressione di cadavere. Il procuratore non ammette sconti: «Aggravanti prevalenti sulle attenuanti». L’imputata si difende: «Non sono un’assassina».
PARMA – Ventisei anni di reclusione. È questa la pena invocata dalla Procura di Parma per Chiara Petrolini. Secondo gli inquirenti, la ragazza non è stata vittima di un evento fuori controllo, ma l’autrice di un piano lucido e reiterato nel tempo. I reati ipotizzati restano i più gravi: omicidio premeditato e soppressione dei corpicini dei due neonati, partoriti segretamente a maggio 2023 e agosto 2024.
Il peso delle aggravanti: la “Spregiudicatezza”
Il fulcro della requisitoria si è basato sul bilanciamento tra le attenuanti (la giovane età e l’immaturità riscontrata dalle perizie psichiatriche) e le aggravanti, che per il Procuratore risultano nettamente prevalenti. A pesare sulla richiesta di 26 anni sono diversi fattori:
- La difesa negata: L’assoluta impossibilità dei neonati di difendersi.
- La premeditazione: Un piano durato mesi, specialmente nel secondo caso, dove la ragazza aveva già vissuto la medesima situazione un anno prima.
- La doppia vita: La forza d’animo nel nascondere le gravidanze a genitori e fidanzato, unita a una condotta post-delitto definita “agghiacciante”: appuntamenti dall’estetista, serate al bar e in pizzeria come se nulla fosse accaduto.
«Chiara Petrolini ha dimostrato una spregiudicatezza estrema nell’interfacciarsi con le autorità e con gli amici», ha sottolineato l’accusa.
La difesa di Chiara: «Quei bambini erano parte di me»
Poco prima della richiesta della Procura, Chiara Petrolini ha rotto il silenzio con dichiarazioni spontanee durate circa sette minuti. Leggendo un foglio con voce monocorde, la giovane ha cercato di respingere l’etichetta di “mostro”: “Sono stata descritta come un’assassina, ma non sono questo. Non ho mai voluto fare del male ai miei bambini”.
L’imputata ha ribadito la tesi della dissociazione: ha dichiarato di non essere sicura di essere incinta e di aver sepolto i piccoli in giardino solo per “volerli tenere vicino a me”. Una ricostruzione che, però, stride con i rilievi tecnici che indicano come i neonati siano morti per abbandono e mancanza di cure immediate dopo il parto.
