Ultima udienza a Soissons per la morte della 29enne incinta, sbranata nel 2019. L’imputato deve rispondere di omicidio colposo: sotto accusa la gestione del pitbull importato illegalmente. La difesa ammette: “Le prove puntano su Curtis”.
SOISSONS (FRANCIA) – Si chiude oggi, con le arringhe finali di accusa e difesa, il processo presso il tribunale penale di Soissons che vede come unico imputato il 52enne Christophe Ellul. L’uomo è accusato di “omicidio colposo mediante attacco di cane” per la morte della compagna, Elisa Pilarski, avvenuta nel novembre del 2019 nei boschi dell’Aisne. Elisa, 29 anni e al sesto mese di gravidanza, fu ritrovata senza vita con ferite da morso devastanti su tutto il corpo.
La ricostruzione: Curtis contro il branco
Inizialmente, Ellul aveva tentato di spostare la responsabilità su una muta di cani impegnata in una battuta di caccia a cavallo che si stava svolgendo nelle vicinanze. Tuttavia, le analisi del DNA e le perizie cinofile hanno progressivamente isolato un unico colpevole: Curtis, il cane di Ellul, un incrocio di pitbull importato dai Paesi Bassi.
Secondo l’accusa, Curtis non era un semplice animale domestico, ma un cane addestrato al “morso sportivo” e introdotto illegalmente in Francia, un animale con una potenza mascellare tale da non lasciare scampo alla giovane donna, che era uscita proprio per una passeggiata con lui.
“Gravi illeciti”: l’affondo della famiglia Pilarski
L’avvocato della famiglia della vittima è stato categorico durante il dibattimento: Ellul avrebbe commesso “gravi illeciti”, non solo nell’addestramento del cane, ma anche nella gestione della sicurezza il giorno della tragedia. L’accusa sostiene che l’uomo fosse consapevole della pericolosità di Curtis e che non avrebbe dovuto permettere alla compagna incinta di gestirlo da sola nel bosco.
In un parziale cambio di rotta rispetto alle smentite degli anni scorsi, lo stesso Ellul, pur dichiarandosi devastato, ha ammesso in aula la solidità delle prove:
“Se si ascolta il giudice, non può che essere Curtis. Oggi credo che abbiamo le prove”.
Verso la sentenza
Le ultime ore di dibattimento hanno esaminato le perizie finali per chiarire se la responsabilità di Ellul debba essere considerata colposa per aver lasciato il cane libero di agire o se vi siano estremi per una negligenza ancora più profonda. La sentenza è attesa entro la serata. Se condannato, l’uomo rischia diversi anni di reclusione per non aver impedito quella che il giudice ha definito una “morte evitabile e atroce”.
La morte di Elisa Pilarski e del bambino che portava in grembo ha riaperto in Francia il dibattito sulle razze canine pericolose e sulla responsabilità penale dei proprietari, un tema che oggi attende a Soissons la sua risposta giudiziaria.
