Un 46enne arrestato per tentato femminicidio aggravato nel Beneventano. L’agguato sotto casa dopo una lite per la gestione dei bambini. La vittima, colpita da tre proiettili di fucile, è fuori pericolo.
PADULI (BENEVENTO) – Una cartella dimenticata, un lunedì mattina senza scuola e la furia cieca di un uomo che ha imbracciato il fucile per “regolare i conti” sulla gestione dei figli. È un quadro agghiacciante quello che emerge dalle indagini sul tentato femminicidio di una donna di 46 anni, avvenuto lo scorso 2 febbraio a Paduli. L’aggressore, suo ex marito di 46 anni (secondo alcune fonti riportato come guardia giurata), si trova ora in carcere con l’accusa di tentato omicidio aggravato.
L’incredibile movente: “Dov’è lo zaino?”
Durante l’interrogatorio di garanzia, l’uomo ha fornito una versione dei fatti che lascia sbigottiti. Secondo il suo racconto, il weekend trascorso con il figlio maggiore di 12 anni sarebbe stato rovinato dall’impossibilità di trovare la cartella scolastica del bambino per il lunedì mattina. Dopo aver cercato invano lo zaino e aver tentato ripetutamente di contattare la ex moglie senza ricevere risposta, l’uomo avrebbe deciso di non mandare il figlio a scuola.
La mattina seguente, accecato dal risentimento per quella che considerava una negligenza imperdonabile, si è presentato sotto casa della donna per chiedere spiegazioni.
La dinamica dell’agguato
L’uomo ha atteso la vittima in auto. Quando la 46enne è uscita di casa per salire sulla propria vettura, è scoppiata una violenta lite. In pochi istanti, l’indagato ha estratto un fucile – che teneva già pronto nel veicolo – e ha aperto il fuoco. La donna è stata colpita da tre proiettili, riportando ferite gravissime all’addome e alla zona ascellare.
Nonostante il dolore e lo shock, la vittima è riuscita a trascinarsi all’interno dell’abitazione e a dare l’allarme telefonando a un’amica. I soccorsi del 118, giunti tempestivamente, hanno trasferito la donna in codice rosso all’ospedale San Pio di Benevento, dove un delicato intervento chirurgico le ha salvato la vita.
“La separazione non c’entra”: la linea della difesa
Davanti al GIP, l’uomo ha negato con forza che il gesto sia legato all’incapacità di accettare la fine del matrimonio.
“Ero arrabbiato per come gestisce i figli, ma non volevo ucciderla”, avrebbe dichiarato, giustificando la presenza dell’arma in auto come una sorta di precauzione dettata dal forte stato di contrarietà nei confronti della ex compagna.
Tuttavia, gli inquirenti scavano più a fondo: nei giorni precedenti al delitto, all’uomo era stata notificata la convocazione per la prima udienza di separazione in tribunale. Un dettaglio che potrebbe smentire la tesi dell’impulso momentaneo legato esclusivamente allo zaino.
Indagini sui cellulari
La Procura di Benevento ha disposto il sequestro e l’analisi forense dei telefoni cellulari di entrambi. Un perito passerà al setaccio messaggi, chat e chiamate per verificare se vi fossero state minacce pregresse o se l’agguato fosse stato premeditato. La donna, nel frattempo, è stata dichiarata fuori pericolo di vita, sebbene il trauma fisico e psicologico resti profondo.
