L’improvvisa escalation militare che sta scuotendo il Medio Oriente ha fatto piombare il Governo italiano in una situazione che molti osservatori definiscono ai confini del paradosso istituzionale. L’Italia si ritrova infatti a essere l’unico Paese occidentale con il proprio Ministro della Difesa, Guido Crosetto, attualmente bloccato a Dubai, nel cuore di uno scenario di guerra imprevedibile. La missione negli Emirati Arabi Uniti, che doveva essere un normale impegno istituzionale, si è trasformata in un caso diplomatico e politico che mette a nudo una preoccupante mancanza di coordinamento all’interno dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. A sollevare il velo sulle tensioni interne è stato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il quale ha ammesso candidamente di non essere stato informato preventivamente del viaggio del collega a Dubai.
Le dichiarazioni di Antonio Tajani descrivono un quadro di disorganizzazione che rasenta le comiche finali in un momento di estrema criticità internazionale. Il titolare della Farnesina ha spiegato che Guido Crosetto è partito prima che l’attacco iraniano avesse inizio e di non avere certezze sulla data del suo rientro in Italia, pur augurandosi che ciò avvenga prima del 7 marzo. Il dato più inquietante emerso dalle parole di Antonio Tajani riguarda però la gestione delle informazioni tra alleati: l’Italia sarebbe stata informata dell’offensiva direttamente dal Governo israeliano ad attacco già in corso. Il Ministro degli Esteri ha confermato di aver ricevuto una telefonata dal collega Gideon Sa’ar ieri mattina presto, quando ormai i missili solcavano i cieli della regione.
Questa evidente falla nella comunicazione interna tra i ministeri di Roma solleva interrogativi sulla capacità del Governo di gestire crisi geopolitiche di tale portata. Mentre Guido Crosetto resta bloccato negli Emirati Arabi Uniti, la diplomazia italiana tenta faticosamente di rincorrere gli eventi, evidenziando una fragilità nei protocolli di sicurezza e di informazione preventiva tra la Difesa e gli Esteri. La situazione a Roma resta tesa, con le opposizioni che chiedono chiarimenti urgenti su come sia possibile che i principali esponenti dell’esecutivo operino senza una strategia condivisa e senza una conoscenza reciproca degli spostamenti in aree ad alto rischio bellico.
