La Questura di Roma conferma i primi provvedimenti. Almeno cinque agenti del Reparto Mobile contusi; medicati sul posto diversi attivisti. La situazione resta tesa in zona Via del Nazareno.
La conferma è arrivata dalle autorità di pubblica sicurezza: al momento si contano due arresti tra i manifestanti pro-Palestina che hanno guidato il tentativo di sfondamento dei cordoni di polizia. Le accuse, secondo le prime indiscrezioni, riguarderebbero i reati di resistenza aggravata, lesioni a pubblico ufficiale e partecipazione a manifestazione non autorizzata.
Il dettaglio dei feriti
Il bilancio dei feriti è ancora provvisorio ma significativo di quanto sia stato duro il contatto fisico:
- Forze dell’Ordine: Almeno 5 o 6 agenti risultano contusi a causa del lancio di oggetti (bottiglie, petardi e aste di bandiera). Alcuni sono stati trasportati in ospedale per accertamenti, ma nessuno sarebbe in condizioni gravi.
- Manifestanti: Si registrano diversi feriti tra i partecipanti al presidio, colpiti durante le cariche di alleggerimento effettuate dalla Polizia per disperdere la folla. Molti sono stati medicati sul posto da personale sanitario presente o da soccorritori volontari dei movimenti.
La dinamica dell’arresto
I due manifestanti sono stati bloccati proprio nel momento in cui il cordone di polizia è avanzato per liberare l’accesso alla sede del PD. I fermi sono avvenuti sotto l’occhio delle telecamere di sicurezza e dei giornalisti, tra le urla dei compagni che chiedevano l’immediato rilascio dei fermati.
Situazione attuale: Molti manifestanti si sono ora dispersi nelle vie limitrofe, ma piccoli gruppi rimangono a presidiare le zone d’accesso al centro, tenendo impegnate le forze dell’ordine in un complicato “gioco” di inseguimenti e blocchi stradali.
Cosa rischiano ora i fermati?
Oltre alle accuse penali legate agli scontri, per tutti i partecipanti identificati (anche quelli non arrestati) scatteranno le sanzioni per la violazione del divieto della Questura. I due arrestati, invece, potrebbero comparire già domani davanti al giudice per il processo per direttissima.
