Immagini della 19enne Giovanna Scotti ritoccate con l’IA: divise delle SS, saluti romani e simboli della RSI. Il volto della ragazza usato per la propaganda dell’estrema destra statunitense.
Un incubo digitale che viaggia sui canali Telegram e sui forum della destra radicale americana. Giovanna Scotti, una ragazza come tante che su Instagram e TikTok racconta la sua passione per lo stile e i viaggi, è stata scelta come “volto ideale” per rappresentare i canoni della bellezza ariana. A denunciare l’accaduto è la Gazzetta di Parma, che ha fatto luce su come l’intelligenza artificiale generativa sia stata utilizzata per scopi ideologici violenti.
La manipolazione: dai selfie alle divise delle SS
Le immagini che circolano online sono frutto di una sofisticata operazione di deepfake e manipolazione grafica. I tratti delicati della giovane parmigiana sono stati inseriti in contesti storici e politici agghiaccianti:
- Simbologia fascista: In alcuni scatti l’influencer appare con il braccio alzato nel saluto romano e con addosso i copricapi tipici del ventennio.
- Iconografia nazista: Altre versioni la ritraggono con l’uniforme delle SS e l’aquila della Repubblica Sociale Italiana (RSI) sullo sfondo.
- Propaganda suprematista: Le foto vengono diffuse nei circoli dell’estrema destra USA come esempio di “perfezione estetica europea”, trasformando una diciannovenne ignara in un manifesto politico vivente.
Il silenzio e lo shock
Al momento, la giovane protagonista non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Chi la segue sui social la descrive come una ragazza lontana da ogni estremismo, i cui post non hanno mai toccato temi politici. Lo shock è evidente: trovarsi associata a regimi totalitari e ideologie d’odio è un danno d’immagine e psicologico incalcolabile.
Il pericolo dell’IA: Il caso di Giovanna Scotti evidenzia come la protezione dei propri dati biometrici e delle proprie immagini sia diventata quasi impossibile. Una volta online, una foto può essere “clonata” e trasformata in qualsiasi cosa da software accessibili a chiunque.
Verso la battaglia legale
La vicenda pone seri interrogativi sulla responsabilità delle piattaforme e sulla legislazione internazionale contro l’uso improprio dell’intelligenza artificiale. È probabile che la vicenda finisca sul tavolo della Polizia Postale, poiché la creazione e la diffusione di materiale che incita all’odio razziale o all’apologia di nazismo, unita alla diffamazione e al furto d’identità, costituiscono reati gravissimi.
