Deve scontare una pena residua di oltre 8 anni per traffico di droga. Conosciuto come “Genny Terremoto”, era diventato un punto di riferimento sui social per invitare i giovani a stare lontani dalla criminalità.
NAPOLI / FROSINONE – La Squadra Mobile di Napoli ha messo fine alla libertà di Gennaro Panzuto, 51 anni, ex figura di spicco della camorra napoletana. L’arresto è avvenuto sabato 14 marzo a Frosinone, città dove l’uomo risiedeva da tempo dopo aver concluso il suo percorso da collaboratore di giustizia. Il provvedimento, emesso dalla Procura di Napoli, stabilisce che Panzuto debba scontare un cumulo di pene pari a 8 anni e 6 mesi di reclusione per reati legati al traffico di stupefacenti risalenti alla sua “prima vita”.
Il passato: il braccio armato dell’Alleanza
Prima di diventare un volto noto del web, Panzuto è stato un elemento di vertice del clan della Torretta di Chiaia e un sicario spietato per conto dell’Alleanza di Secondigliano. La sua carriera criminale subì una svolta nel 2007, quando fu arrestato in Inghilterra. Poco dopo la decisione di collaborare con la giustizia, contribuendo a smantellare pezzi importanti della malavita organizzata partenopea.
Il presente: l’influencer anticrimine
Terminato il programma di protezione, Panzuto non era tornato nell’ombra. Aveva scelto TikTok come piazza virtuale per raccontare la sua storia, accumulando oltre 170mila follower e più di 3 milioni di like. I suoi video non erano celebrazioni della malavita, ma accorati appelli:
- Prevenzione: Invitava i ragazzi dei quartieri difficili a studiare e lavorare.
- Testimonianza: Raccontava il carcere e la perdita della libertà come prezzo inevitabile di certe scelte.
- Redenzione: Mostrava come fosse possibile cambiare vita, pur portando il peso delle proprie colpe.
Il verdetto e l’arresto
Nonostante l’impegno sociale profuso negli ultimi anni, la magistratura ha ricalcolato le pene pendenti. Gli 8 anni e mezzo di carcere derivano da vecchie accuse di droga che non erano state assorbite dai precedenti provvedimenti. Gli agenti lo hanno rintracciato fuori Napoli, a Frosinone, dove viveva conducendo una vita apparentemente normale e lontana dai vecchi circuiti.
L’arresto di Panzuto solleva nuovamente il dibattito sulla funzione rieducativa della pena e sulla possibilità di un reale reinserimento sociale per chi ha ricoperto ruoli di vertice nelle mafie. Per i suoi follower, il suo improvviso ritorno in carcere rappresenta la prova vivente di quanto sia lungo e difficile il percorso per affrancarsi definitivamente da un passato di “terremoto”.
