Arresto lampo a Sion: Jacques Moretti finisce in cella per “rischio di fuga”

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La decisione della procuratrice Béatrice Pilloud scuote il Vallese. La moglie Jessica Moretti torna a casa, ma sotto stretto controllo: per lei scatta l’obbligo del braccialetto elettronico.

Le porte del carcere si sono spalancate per Jacques Moretti al termine di un lungo e teso confronto con l’autorità giudiziaria. Sebbene l’inchiesta per incendio, lesioni e omicidio colposi sia ancora in corso, a determinare il fermo immediato dell’uomo non sono state solo le evidenze tecniche sul rogo, ma il concreto pericolo di fuga.


Le ragioni della custodia cautelare

Secondo fonti vicine alla Procura, gli investigatori temono che l’ingente patrimonio accumulato dalla coppia negli ultimi anni — circa 4 milioni di franchi svizzeri investiti in immobili e locali senza l’ausilio di mutui — possa aver creato una rete di appoggi internazionali pronta a favorire una latitanza.

  • Il patrimonio sotto la lente: La facilità con cui la coppia ha movimentato capitali importanti ha spinto i giudici a considerare Jacques Moretti un soggetto ad alto rischio di allontanamento dal territorio elvetico.
  • I soci occulti: L’ombra delle persone non identificate che controllano il 50% della società dei Moretti rafforza il sospetto che l’uomo possa contare su protezioni economiche e logistiche esterne.

Jessica Moretti: braccialetto elettronico e lacrime

Diversa, ma altrettanto restrittiva, la posizione della moglie Jessica. La donna è uscita dagli uffici della Procura visibilmente scossa e in lacrime, ma non è tornata in piena libertà.

  1. Libertà vigilata: La magistratura ha concesso alla donna di attendere il processo fuori dal carcere, ma a condizioni severissime.
  2. Monitoraggio costante: Dovrà indossare il braccialetto elettronico, una misura che permetterà alle autorità di sorvegliare ogni suo spostamento h24, impedendole di lasciare la zona di residenza o di avvicinarsi ai confini nazionali.

L’avvocato delle vittime: «Misura necessaria»

Le famiglie delle vittime, rappresentate dall’avvocato Romain Jordan, hanno accolto la notizia con una composta soddisfazione. Per i legali di parte civile, il rischio che i proprietari potessero sottrarsi alle proprie responsabilità, forti di un patrimonio le cui origini restano ancora tutte da chiarire, era troppo alto.

Mentre Jacques Moretti trascorre la sua prima notte in una cella del penitenziario di Sion, l’inchiesta si concentra ora sulla ricerca di prove che colleghino l’opacità economica della gestione del “Constellation” alle gravi carenze di sicurezza che hanno trasformato il locale in una trappola di fuoco.