Violenza sui treni, dopo l’omicidio di Ambrosio altre due aggressioni

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Ferito un capotreno in Liguria con cocci di bottiglia e tensione nelle Marche. Il personale ferroviario chiede risposte concrete: «Siamo bersagli in movimento, la situazione è insostenibile».

Il giorno dell’Epifania, che avrebbe dovuto segnare una giornata di festa e di rientro per molti viaggiatori, si è trasformato nell’ennesimo capitolo di una stagione di sangue e paura per chi lavora sui binari. L’episodio più grave si è verificato a bordo dell’Intercity Ventimiglia-Milano, confermando come la sicurezza sia diventata l’emergenza prioritaria per il trasporto nazionale.


L’attacco con cocci di bottiglia a Imperia

La dinamica di quanto accaduto a bordo del convoglio diretto nel capoluogo lombardo è degna di un bollettino di guerra. Tutto ha avuto inizio alla stazione di Imperia, dove un passeggero ha riconosciuto in un uomo e una donna i responsabili di una rapina subita poco prima.

  • L’intervento: Quando i due sospettati hanno tentato di forzare l’accesso al treno in sosta, il capotreno è intervenuto con coraggio per sbarrare loro la strada e proteggere la sicurezza dei passeggeri già a bordo.
  • L’aggressione: Ne è nata una colluttazione violenta durante la quale uno dei due aggressori ha utilizzato dei cocci di bottiglia per colpire il ferroviere, ferendolo seriamente alla mano.
  • La dedizione al servizio: Nonostante il dolore e il trauma, il capotreno ha dimostrato un senso del dovere fuori dal comune, proseguendo il viaggio fino a Genova per garantire la regolarità del servizio prima di affidarsi alle cure del pronto soccorso.

Fermati i sospetti, ma la rabbia sindacale esplode

Grazie alla tempestiva segnalazione e all’intervento delle forze dell’ordine, la coppia di aggressori è stata rintracciata e fermata poco dopo. Tuttavia, l’arresto non basta a placare la rabbia dei ferrovieri. Contemporaneamente, un altro episodio di tensione è stato segnalato nelle Marche, presso la stazione di Fano, aggravando ulteriormente il bilancio di una settimana nera.

«Non c’è pace per chi lavora sui treni», denunciano i rappresentanti sindacali di categoria. «Dopo la morte di Alessandro Ambrosio ci aspettavamo un segnale forte, ma gli eventi di Imperia e Fano dimostrano che il rischio è quotidiano e onnipresente. Non possiamo aspettare il prossimo morto per blindare i convogli e presidiare le stazioni».

L’omicidio di lunedì 5 gennaio sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora fatto di stazioni abbandonate, scarsi controlli e una crescente marginalità sociale che si riversa quotidianamente sui vagoni, trasformando il mestiere del capotreno in una delle professioni più pericolose del Paese.