Omicidio del barista a Mira: arrestato un agente di Polizia municipale

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Svolta nelle indagini sulla morte di Sergiu Tarna. Il vigile, incastrato dalle telecamere, era fuggito in Spagna dopo il delitto. È stato fermato dai Carabinieri al suo rientro in Italia.

Il corpo di Sergiu era stato rinvenuto il 31 dicembre, ucciso da un colpo di pistola alla tempia che non gli aveva lasciato scampo. Un’esecuzione in piena regola avvenuta nel fango di un terreno isolato. Da quel momento, gli uomini dell’Arma, coordinati dal pubblico ministero Christian Del Turco, hanno iniziato a setacciare ogni filmato e ogni assenza sospetta, arrivando a stringere il cerchio attorno a un collega della municipale veneziana.


La fuga in Spagna e il monitoraggio degli inquirenti

Secondo la ricostruzione fornita dal comandante provinciale Marco Aquilio durante una conferenza stampa, l’agente quarantenne sarebbe fuggito subito dopo il delitto, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 dicembre.

  • Il viaggio: L’uomo si sarebbe diretto inizialmente a Tenerife, per poi spostarsi a Madrid, contando su alcune conoscenze in terra spagnola.
  • L’indizio chiave: A tradirlo, oltre alle immagini delle telecamere di sorveglianza che lo avrebbero immortalato, è stata la sua improvvisa e ingiustificata assenza dal lavoro proprio nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere.

Il rientro e il fermo a Venezia

Il monitoraggio costante degli spostamenti ha permesso agli investigatori di attendere il suo ritorno. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, l’agente è atterrato in Italia. Ad attenderlo in aeroporto c’era il padre, che lo ha accompagnato in auto.

Il comportamento del quarantenne è apparso subito anomalo anche in questa fase: prima di rientrare definitivamente a casa, si è fatto lasciare proprio nella zona dei campi di Malcontenta, lo stesso luogo dove Sergiu Tarna ha trovato la morte. Solo successivamente è tornato presso la propria abitazione, dove i Carabinieri sono intervenuti per eseguire il fermo.

Il mistero della pistola d’ordinanza

Nonostante l’arresto, restano ancora dei tasselli mancanti nel mosaico investigativo. Gli inquirenti non hanno ancora rinvenuto l’arma del delitto, ma un dato appare particolarmente inquietante: la pistola d’ordinanza dell’agente è sparita. L’uomo non l’aveva con sé e non è stata trovata durante le perquisizioni.

Mentre si scava nel movente che potrebbe aver legato il giovane barista moldavo al vigile urbano, la città di Venezia resta attonita di fronte a un crimine che vede coinvolto chi, per professione, avrebbe dovuto garantire la legalità e la sicurezza dei cittadini.