Trump non esclude l’uso della forza per la Groenlandia: «È una priorità nazionale»

Condividi

La Casa Bianca gela gli alleati: «L’opzione militare è sempre a disposizione». I leader europei, guidati da Meloni, Macron e Merz, rispondono con una nota congiunta: «La Groenlandia appartiene al suo popolo».

Il gelo artico avvolge i rapporti tra Stati Uniti ed Europa. In una dichiarazione che ha scosso le cancellerie di tutto il mondo, la Casa Bianca ha confermato che l’amministrazione Trump sta valutando ogni mezzo per acquisire la Groenlandia, non escludendo il ricorso alle forze armate. «Il Presidente ha chiarito che l’acquisizione della Groenlandia è una priorità di sicurezza nazionale per scoraggiare i nostri avversari», ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt, aggiungendo che l’uso dei soldati è «sempre un’opzione a disposizione del Comandante in Capo».


La strategia di Trump: tra dollari e soldati

Il piano di Trump sembra muoversi su due binari paralleli, una strategia di “massima pressione” che ricalca quanto già visto nei giorni scorsi in Venezuela:

  • L’opzione diplomatica: Il Segretario di Stato Marco Rubio sta tentando di mediare, parlando di un possibile acquisto miliardario o di un “Trattato di libera associazione” che darebbe agli USA il controllo su difesa e politica estera, bypassando la sovranità danese.
  • L’ombra del conflitto: Figure vicine al tycoon, come Stephen Miller, hanno alimentato la tensione mettendo in dubbio il diritto della Danimarca sull’isola e deridendo la capacità difensiva di Copenaghen. «Nessuno combatterà militarmente contro gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia», è stata la provocazione lanciata dai falchi di Washington.

La risposta dell’Europa: «Giù le mani dalla sovranità»

Dopo un’iniziale esitazione da parte di Bruxelles, i principali leader europei hanno rotto il silenzio con una nota congiunta di rara durezza. Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, il nuovo Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Premier britannico Keir Starmer si sono schierati apertamente con la Premier danese Mette Frederiksen.

«Il Regno di Danimarca, compresa la Groenlandia, fa parte della NATO. La sicurezza nell’Artico deve essere garantita collettivamente e nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale», recita il comunicato.

Il timore diffuso nelle capitali europee è che Trump voglia applicare lo “schema Maduro” (il leader venezuelano recentemente catturato in un’operazione lampo USA) a un territorio alleato, segnando la fine del diritto internazionale e della stessa NATO. La Premier Frederiksen è stata ancora più netta: «Un attacco alla Groenlandia significherebbe la fine di tutto».

Copenaghen chiede un incontro urgente

Nel tentativo di disinnescare l’escalation, i governi di Groenlandia e Danimarca hanno chiesto ufficialmente un incontro “urgente” con Marco Rubio. L’obiettivo è discutere le rivendicazioni americane e chiarire che l’isola non è in vendita né soggetta a conquiste. Tuttavia, Rubio finora non ha ancora dato disponibilità per un colloquio ministeriale, alimentando ulteriormente i sospetti su un’azione unilaterale imminente.