di Umberto Zollo
Una serata di marzo, un appuntamento per “chiarirsi” e poi il buio di un bagagliaio. È la ricostruzione al centro dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di cinque giovani, indagati per sequestro di persona aggravato, in relazione a quanto sarebbe accaduto a Torino a danno di un ragazzo di 17 anni.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i fatti risalgono alla serata del 9 marzo 2025: un giovane (classe 2006) avrebbe contattato la vittima invitandola a un incontro “chiarificatore”, dopo una lite scoppiata la notte precedente in una discoteca torinese. Il minorenne avrebbe informato il padre dell’appuntamento; un dettaglio che, nelle ore successive, diventa cruciale quando l’uomo, non riuscendo più a mettersi in contatto con il figlio, inizia a cercarlo chiamando parenti e amici.
All’incontro, però, non si sarebbe presentato soltanto chi aveva fissato l’appuntamento: con lui ci sarebbero stati altri indagati e ulteriori soggetti, alcuni parzialmente travisati e non ancora identificati. Qui, secondo gli atti, sarebbe scattata la spedizione punitiva: il 17enne sarebbe stato colpito ripetutamente con calci e pugni e poi costretto a salire nel bagagliaio di un SUV, dove sarebbe rimasto chiuso per circa mezz’ora.
Il rilascio sarebbe avvenuto in una strada del quartiere Barriera di Milano, con una minaccia: ritorsioni in caso di denuncia. Nonostante l’intimidazione, il ragazzo ha chiesto aiuto alle forze dell’ordine ed è stato portato in ospedale per le cure.
L’indagine, coordinata dalla Procura e condotta dalla Squadra Mobile, si è sviluppata su più fronti: analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, ascolto di testimoni e riscontri sui tabulati telefonici e sulle celle presenti nell’area interessata. Un lavoro investigativo che, secondo quanto riportato, ha consentito di ricostruire presenze e movimenti e di arrivare al provvedimento del Tribunale.
Le misure disposte sono pesanti: quattro destinatari della custodia cautelare in carcere e, per il quinto, divieto di avvicinamento alla persona offesa con applicazione del braccialetto elettronico. Tre dei provvedimenti sono stati eseguiti il 22 dicembre 2025 presso i domicili; un quarto è stato notificato nel carcere Lorusso e Cutugno, dove l’indagato era già detenuto per altra causa. Il quinto risulta al momento irreperibile.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e resta ferma la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva. Al tempo stesso, secondo quanto riferito nelle ricostruzioni, il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi tali da giustificare l’applicazione delle misure cautelari.
Un episodio che riporta l’attenzione sulle derive della violenza di gruppo e su come una lite nata in un contesto di svago possa degenerare in un fatto di estrema gravità, soprattutto quando a farne le spese è un minorenne.
