Taiwan, si allenta la morsa di Pechino: navi cinesi in ritirata dopo le manovre “Justice Mission”

Condividi

Dopo giorni di altissima tensione che hanno tenuto l’intera regione dell’Indo-Pacifico col fiato sospeso, la situazione intorno allo Stretto di Taiwan sembra dirigersi verso una graduale normalizzazione. La Guardia Costiera dell’isola ha confermato oggi, 31 dicembre 2025, che le navi da guerra e le unità della Guardia Costiera cinese hanno iniziato a ritirarsi dalle posizioni ravvicinate assunte durante le esercitazioni su larga scala denominate “Justice Mission 2025”.

Il ritiro oltre la linea delle 24 miglia

Sebbene il movimento di allontanamento sia evidente, le autorità di Taipei mantengono un atteggiamento di estrema cautela. Hsieh Ching-chin, vicedirettore generale della Guardia Costiera taiwanese, ha spiegato alla stampa che il grosso della flotta di Pechino sta abbandonando le acque circostanti l’isola, ma il monitoraggio resta serrato.

“Le navi da guerra e le navi della guardia costiera si stanno ritirando, ma alcune rimangono ancora al di fuori della linea delle 24 miglia nautiche”, ha dichiarato Hsieh all’agenzia AFP, aggiungendo che, secondo le proiezioni, le manovre “dovrebbero essere completate” nelle prossime ore.

La soglia delle 24 miglia nautiche è considerata critica poiché delimita la “zona contigua” di Taiwan: un’incursione oltre questo limite è percepita come una violazione diretta dello spazio di sicurezza nazionale.

“Justice Mission 2025”: un’esercitazione record

Le manovre cinesi iniziate all’inizio di questa settimana sono state descritte dagli analisti come tra le più imponenti mai realizzate. Pechino ha schierato un dispiegamento massiccio di forze:

  • Mezzi coinvolti: Oltre 130 aerei militari e decine di navi da guerra e della Guardia Costiera rilevati in sole 24 ore.
  • Obiettivo simulato: Un “blocco integrato” dei principali porti dell’isola (Keelung e Kaohsiung) e il test della coordinazione aria-mare con l’uso di munizioni vere.
  • La motivazione: Pechino ha definito le esercitazioni una “punizione necessaria” contro le spinte indipendentiste di Taipei e le recenti forniture di armi da parte degli Stati Uniti.

Taiwan resta in allerta

Nonostante il ritiro delle navi, il Presidente di Taiwan Lai Ching-te ha lanciato un monito alla comunità internazionale, sottolineando che queste manovre non sono “incidenti isolati” ma parte di una strategia di espansione autoritaria che mette a rischio la stabilità globale e il commercio marittimo.

Il Ministero della Difesa di Taipei ha confermato che, pur nel quadro di un ritiro generale, le forze armate dell’isola restano in stato di massima allerta, continuando a monitorare con sistemi missilistici e navi di pattuglia ogni minimo spostamento delle unità cinesi che ancora “stazionano” ai margini delle acque territoriali.