Una morte che lascia un vuoto incolmabile e riaccende con forza la polemica sull’uso dei fuochi d’artificio vicino ai rifugi per animali. Nero, un cane di circa 12 anni ospite di un canile rifugio di Firenze, è morto a causa dello stress e del terrore provocati dalle esplosioni dei botti avvenute proprio a ridosso della struttura.
La triste scoperta
A rendere nota la notizia, con un post colmo di dolore e rabbia su Facebook, sono stati gli operatori del canile. La morte di Nero è stata scoperta il lunedì mattina, al rientro degli addetti per il turno quotidiano. Il cane, un esemplare anziano che era stato recuperato dalla strada e che nel rifugio aveva trovato finalmente pace e cure, è stato trovato senza vita nel suo box.
“Siamo devastati”, scrivono i volontari. “Nero era un’anima fragile, aveva conosciuto la durezza della strada e qui aveva imparato di nuovo a fidarsi. Sentire il suo cuore cedere per il divertimento egoista di qualcuno è un dolore insopportabile”.
Il cuore non ha retto al terrore
Secondo le prime ricostruzioni, Nero sarebbe rimasto vittima di un attacco cardiaco o di un collasso dovuto al forte spavento. Per gli animali, dotati di un udito molto più sensibile di quello umano, lo scoppio improvviso di petardi e fuochi d’artificio rappresenta una vera e propria minaccia percepita come un pericolo di morte. L’ansia acuta e il panico possono portare a tachicardia, disorientamento e, nei soggetti più anziani o cardiopatici come Nero, alla morte improvvisa.
L’appello dei volontari: “Servono regole, non solo consigli”
La morte di Nero non è purtroppo un caso isolato, ma ogni anno, nel periodo delle festività, si contano decine di vittime tra gli animali domestici e selvatici. Nonostante i numerosi appelli alla sensibilità e le ordinanze comunali che spesso vietano i botti in determinate aree, la realtà nei pressi dei rifugi rimane critica.
I volontari del canile fiorentino chiedono ora un impegno maggiore: “Non bastano le raccomandazioni, serve che i divieti vengano rispettati e che ci sia un controllo reale, specialmente vicino ai luoghi che ospitano esseri viventi fragili. Nero meritava di finire i suoi giorni dormendo sereno, non morendo di paura”.
La comunità locale si è stretta attorno ai gestori del rifugio, chiedendo a gran voce che la morte di Nero non sia vana e che serva da monito per un Capodanno più rispettoso della vita animale.
