Il disegno di legge di riforma della Corte dei conti è stato approvato dal Senato, segnando un passaggio politico rilevante seguito con attenzione da Palazzo Chigi. Il provvedimento, presentato come una svolta per far funzionare meglio la magistratura contabile, è un’iniziativa parlamentare del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, esponente di Fratelli d’Italia, con il sostegno dei cofirmatari Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia e Paolo Barelli di Forza Italia. La riforma della Corte dei conti ha però acceso un duro confronto politico e istituzionale, con forti critiche da parte delle opposizioni e delle associazioni di categoria.
Il testo interviene su due livelli distinti. Da un lato introduce modifiche immediate alle regole sul controllo e sulla responsabilità amministrativa, dall’altro affida al Governo una delega per ridefinire funzioni e assetto della Corte dei conti attraverso successivi decreti legislativi. Il punto più controverso della riforma riguarda il limite al risarcimento del danno erariale per amministratori, dirigenti e funzionari pubblici condannati. Il risarcimento viene infatti fissato a un massimo del 30 per cento del danno accertato o, in alternativa, a due annualità di stipendio.
Secondo i promotori, la riforma della Corte dei conti mira a ridurre il cosiddetto rischio personale che, nella visione della maggioranza, bloccherebbe l’azione amministrativa e la spesa pubblica. Di segno opposto la lettura dei critici, secondo i quali il tetto al risarcimento finisce per trasferire una parte consistente del danno economico sulla collettività, riducendo l’efficacia della tutela delle risorse pubbliche.
Un’altra novità rilevante riguarda i tempi dei controlli preventivi. La Corte dei conti avrà trenta giorni per esprimere un parere sulla legittimità di un atto. Trascorso questo termine senza una pronuncia, scatterà il silenzio assenso e il parere sarà considerato favorevole, esonerando da responsabilità chi lo ha richiesto. La riforma prevede inoltre una riorganizzazione interna, con l’accorpamento di sezioni regionali e centrali e un rafforzamento dei poteri del procuratore generale, insieme a una ridefinizione delle funzioni tra magistrati requirenti e giudicanti.
La reazione più critica è arrivata dall’Associazione magistrati della Corte dei conti. Il presidente Donato Centrone ha parlato di una riforma frettolosa, che rischia di ridimensionare il ruolo della magistratura contabile e di alterare gli equilibri a tutela della legalità e del corretto utilizzo delle risorse pubbliche, comprese quelle del Pnrr. Secondo l’Associazione, il nuovo sistema potrebbe anche aggravare il carico di lavoro, aumentando in modo significativo il numero di atti sottoposti ai controlli preventivi.
