Tensioni al corteo contro lo sgombero di Askatasuna: scontri, feriti e città blindata

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di Umberto Zollo

Un corteo di protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna ha attraversato Torino, trasformandosi in una giornata di forte tensione per l’ordine pubblico. Durante la manifestazione si sono verificati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di oggetti, cariche e l’uso di idranti, mentre la città veniva progressivamente blindata.

La manifestazione, organizzata dagli autonomi e antagonisti, ha preso avvio nell’area universitaria di Palazzo Nuovo, coinvolgendo migliaia di persone tra attivisti, giovani e famiglie. Fin dalle prime fasi, il dispositivo di sicurezza è apparso imponente, con presidi rafforzati nelle zone sensibili del centro e del quartiere Vanchiglia, dove sorge l’ex palazzina occupata.

Il corteo si è mosso tra slogan, bandiere No Tav e Palestina, dirigendosi verso corso Regina Margherita. Proprio qui si sono concentrati i momenti più critici, quando un gruppo di persone incappucciate ha tentato di forzare il cordone di sicurezza predisposto dalla polizia.

Alla testa della manifestazione sono partiti lanci di bottiglie, pietre e bombe carta, a cui le forze dell’ordine hanno risposto con idranti, lacrimogeni e cariche. Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme e utilizzati come barricate, mentre cartelli stradali e segnaletica sono stati divelti.

Dopo circa mezz’ora di guerriglia urbana, la situazione è gradualmente tornata sotto controllo. Il bilancio fornito dalla questura parla di agenti feriti, colpiti da oggetti contundenti, mentre il traffico cittadino è andato in tilt e diversi commercianti hanno abbassato le saracinesche per precauzione.

L’impatto della manifestazione si è esteso ben oltre il percorso del corteo. Piazza Vittorio Veneto e le aree limitrofe sono state presidiate da mezzi blindati, con limitazioni anche al transito pedonale. In città erano presenti attivisti arrivati da Genova, Bologna, Milano, dalla Lombardia e dal Nord-Est, a testimonianza di una mobilitazione che ha superato i confini locali.

Gli scontri hanno innescato un immediato confronto politico. Da un lato, esponenti del governo hanno rivendicato la linea della fermezza sul tema degli sgomberi dei centri sociali; dall’altro, l’amministrazione comunale ha ribadito la condanna della violenza, sottolineando al tempo stesso la necessità di mantenere aperti canali di dialogo e mediazione sociale.

La manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna si è conclusa davanti alla chiesa della Gran Madre, uno dei luoghi simbolo di Torino, lasciando dietro di sé una città segnata da disordini, feriti e polemiche. Gli organizzatori hanno annunciato nuove iniziative nelle prossime settimane, mentre resta aperto il nodo del rapporto tra sicurezza, diritto al dissenso e gestione degli spazi sociali, destinato a continuare ad animare il dibattito pubblico.