Lo scenario geopolitico internazionale sta vivendo ormai da alcuni anni una situazione complessa ed altalenante che mette in crisi diversi Paesi in diversi contesti, passando dai dialoghi e alle trattative di pace al rischio di escalation e inasprimento di conflitti e ostilità. Uno scenario che porta quasi la metà della popolazione italiana (il 47,9%) a temere per lo scoppio di una terza guerra mondiale e il conseguente coinvolgimento diretto del nostro Paese. E proprio in riferimento all’Italia, le parole del Presidente ucraino Zelensky su un ipotetico rischio di attacco di droni russi nel nostro Paese hanno preoccupato e preoccupano quasi 4 italiani su 10. In tutto questo contesto si inserisce anche la figura di Donald Trump che, nonostante i tentativi di mediazione e i dialoghi per la pace, per le sue azioni e le sue dichiarazioni viene considerato da quasi due terzi della popolazione un pericolo che mette a rischio i principi della democrazia.
Sebbene le tensioni geopolitiche attuali generino preoccupazione (alcuni analisti parlano di una “terza guerra mondiale a pezzi”), esistono diversi fattori che rendono molto improbabile un conflitto globale su vasta scala come i precedenti, soprattutto tra le principali potenze mondiali:
- L’Arma Nucleare e la Mutua Distruzione Assicurata (MAD):
- La presenza di armi nucleari in mano a diverse potenze (Stati Uniti, Russia, Cina, ecc.) agisce come il più potente deterrente.
- La strategia della Mutua Distruzione Assicurata (MAD) implica che un attacco nucleare da parte di uno Stato provocherebbe una rappresaglia devastante, garantendo la distruzione reciproca. Nessuno Stato ha interesse a innescare un conflitto che metterebbe a rischio la propria stessa sopravvivenza.
- Interdipendenza Economica Globale:
- La globalizzazione e l’interconnessione dei mercati hanno reso la guerra estremamente costosa e sconveniente per tutti i Paesi, incluse le grandi potenze.
- Un conflitto su larga scala distruggerebbe catene di approvvigionamento, mercati finanziari e infrastrutture vitali, causando un crollo economico globale dal quale nessuno uscirebbe vincitore.
- Cambiamento nella Natura del Conflitto:
- I conflitti attuali tendono ad essere più localizzati, asimmetrici e “ibridi” (combattuti con mezzi non convenzionali).
- Si fa sempre più ricorso a strumenti come la guerra cibernetica, la manipolazione economica e l’influenza diplomatica (come la Cina, ad esempio), che consentono di perseguire obiettivi strategici con minori rischi di escalation militare diretta.
- Assenza di un Consenso Popolare Vasto:
- A differenza della Prima Guerra Mondiale, dove il consenso popolare per il conflitto era ampio in molti Paesi, oggi un coinvolgimento militare in una guerra totale sarebbe accolto con molta più resistenza e dissenso interno.
In sintesi, la prospettiva di una distruzione nucleare garantita e il costo economico catastrofico agiscono come i principali freni contro lo scoppio di una Terza Guerra Mondiale convenzionale tra le principali potenze. I conflitti e le tensioni persistono, ma la dinamica del potere e il rischio associato scoraggiano una guerra mondiale diretta e totale.
Infine, uno scenario internazionale di questo tipo ha delle ripercussioni anche dal punto di vista economico e 1 italiano su 3, a causa del conflitto in Ucraina e della situazione in Medio Oriente, teme per i propri risparmi, mentre oltre 1 su 4, vista anche l’attuale situazione non riesce a risparmiare a fine mese.
Dati Only Numbers – Realizzato il 29-30/09/2025 con metodologia CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne.
– foto screenshot Euroweek –
