I nuovi confini del voto: titolo di studio ed età spaccano l’elettorato in Germania e Italia

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Il consenso politico non si divide più solo in base alle tradizionali ideologie del novecento, ma non facciamo di tutta l’erba…un fascio.

Di Bruno Robello De Filippis. I tempi sono cambiati, anche quelli “elettorali”, oggi, dati alla mano, i comportamenti di chi vota sono guidati principalmente da due fattori: il livello di istruzione e l’età anagrafica. È quanto emerge chiaramente dai dati della Sassonia-Anhalt in Germania, che trovano un corrispettivo diretto nelle recenti polemiche politiche in Italia.

L’analisi del voto nello Stato tedesco mostra come il titolo di studio orienti la scelta della scheda elettorale. Per coloro che hanno conseguito la Licenza media e qualifiche: La destra radicale di Alternative für Deutschland(AfD) ottiene la maggioranza assoluta con il 57% tra chi ha la licenza media e il 53% tra chi possiede una qualifica professionale. La CDU resta staccata (19% e 16%). Per coloro che hanno conseguito la Maturità: AfD guida la classifica al 37%, seguita da CDU (16%), Verdi (13%) e SPD (10%).Per coloro che hanno conseguito il titolo di Laurea: Tra i laureati l’AfD scende al 23%, superata dalla CDU (24%) e affiancata dai Verdi (20%). Analizzando il cosiddetto“ scontro generazionale”, si può notare come i giovani scelgano la destra radicale, inoltre i dati smentiscono l’idea che la destra raccolga consensi solo tra gli anziani: AfD domina nella fascia 35-59 anni (oltre il 52%) e conquista il 42% dei voti tra i giovanissimi (18-24 anni). Il dato più basso lo registra tra gli over 70 (31%). CDU ha un profilo opposto: quasi irrilevante tra i giovani (5-6%), cresce fino al 31% tra gli over 70. SPD e Verdi faticano: la SPD supera il 10% solo tra i senior, mentre i Verdi raggiungono il picco (16%) tra i 25 e i 34 anni. Questa spaccatura rispecchia la polemica esplosa in Italia dopo le dichiarazioni ad Albenga del presidente del PD Stefano Bonaccini: “Il voto a Trump, alla destra in Germania e a Meloni vede in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato e vive nelle periferie”. Le sue parole hanno innescato la reazione del centrodestra, che ha accusato la sinistra di snobismo ed elitismo. Il confronto mette in luce il vero nodo politico attuale: per la sociologia si tratta del distacco tra la sinistra e le classi popolari, mentre per la destra è la conferma dell’arroganza con cui le élite giudicano il voto di chi chiede un cambiamento. Sono solo dati in percentuale “maggioritaria”, non facciamo di tutta l’erba…un fascio.