l Cardinale Müller: «Coppie gay? Non si benedice il peccato, gli omosessuali commettono peccato mortale»

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Il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller — prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede — ha rinnovato di recente il suo forte dissenso verso la possibilità che la Chiesa cattolica benedica le coppie omosessuali. Secondo Müller, atti omosessuali sono un peccato mortale, e benedire unioni dello stesso sesso equivarrebbe a benedire qualcosa che contraddice la dottrina rivelata.


Le dichiarazioni

  • Müller definisce la benedizione delle coppie gay come una blasfemia, basando questa definizione non sulla propria autorità personale, ma sulla “rivelazione divina”. 
  • Fa riferimento alla Scrittura, in particolare agli insegnamenti dell’apostolo Paolo, per sostenere che “il comportamento immorale, compresi i rapporti sessuali fra persone dello stesso sesso, è oggettivamente ‘culto della creatura anziché del Creatore’”. 
  • Müller sostiene che agire contro questi precetti sia “un peccato grave che distrugge la vita della grazia in noi” e che chi è d’accordo con la benedizione delle coppie omosessuali compie “anche un peccato mortale”. 
  • Allo stesso tempo, ribadisce che, secondo la Chiesa, esiste la misericordia divina, e che il peccatore può trovare perdono, soprattutto se mostra pentimento. 

Il contesto: “Fiducia supplicans” e la risposta ecclesiale

Queste affermazioni emergono nella cornice del dibattito sorto dopo la pubblicazione della dichiarazione “Fiducia supplicans”, un documento che ha suscitato attenzione perché autorizza la possibilità di benedire coppie irregolari, comprese quelle omosessuali, in certe circostanze. Müller ha criticato questo documento:

  • Lo definisce di “basso livello di autorità” e segnala che non ha avuto una recezione unanime nella Chiesa, soprattutto nei Paesi africani. 
  • Ribadisce che la dottrina della Chiesa sul matrimonio — come unione tra uomo e donna — non cambia, né può cambiare secondo la sua lettura teologica. 

I nodi teologici e pastorali

Le posizioni del cardinale Müller toccano alcuni punti sensibili:

  • Teologia del peccato e della grazia: Müller sottolinea che nel cristianesimo il peccato, se conosciuto e accettato, può essere mortale, ossia causare la perdita della grazia salvifica, a meno che non vi sia pentimento.
  • Il ruolo della benedizione: secondo lui, benedire unione omosessuale sarebbe paradossale, perché “benedire qualcosa che separa da Dio” è contrario all’intenzione della Chiesa. 
  • Distinzione tra persona e azione: Müller non nega l’importanza di accogliere le persone con inclinazione omosessuale, ma insiste che ciò non significa approvare le azioni considerate moralmente non conformi alla dottrina. 

Le implicazioni per la Chiesa e il dibattito interno

Le affermazioni del cardinale Müller non restano isolate, ma riflettono tensioni che attraversano la Chiesa in questi anni:

  • C’è un confronto aperto tra posizioni più tradizionaliste, che insistono sulla fedeltà alla disciplina morale storica della Chiesa, e correnti che chiedono più apertura pastorale.
  • Il documento Fiducia supplicans, pur non cambiando la dottrina del matrimonio, ha aperto il dibattito su come la Chiesa gestisce la benedizione delle unioni non conformi alla norma tradizionale.
  • Müller attiva anche la questione dell’obiezione di coscienza per i sacerdoti, laddove si chieda loro di benedire ciò che, secondo la loro coscienza e dottrina, non possa essere benedetto. 

Possibili critiche e risposte

  • Critica: alcuni sostengono che la posizione di Müller rischia di allontanare persone che cercano accoglienza nella Chiesa, amplificando la percezione di esclusione.
  • Risposta teologica da parte di chi la pensa diversamente: si fa riferimento al magistero recente, alla pastorale che enfatizza l’accompagnamento, la misericordia, la cura per le persone, indipendentemente dalle loro inclinazioni; si dice che il no non deve essere vissuto come condanna personale.
  • Altro punto di tensione: che cosa significa, concretamente, “benedire”: con quale rito, in quale forma, con quale contesto liturgico? Le risposte ufficiali cercano spesso di distinguere tra benedizioni liturgiche e benedizioni “non ufficiali” o private.

Le affermazioni del cardinale Müller ribadiscono una posizione molto chiara e conservatrice nella Chiesa cattolica, basata sulla dottrina morale tradizionale. La sua lettura è: non si benedice il peccato, benché si debba accogliere la persona che ne soffre o che ne ha l’inclinazione.

Il dibattito resta aperto, e lo rimarrà probabilmente finché la Chiesa cercherà di conciliare fedeltà dottrinale, cambiamenti culturali, sensibilità pastorali e la richiesta di accoglienza da parte di molti fedeli.