Dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul protocollo Italia-Albania, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni punta a concretizzare nel minor tempo possibile la riforma europea sui “Paesi sicuri”. L’obiettivo è limitare l’impatto della pronuncia del tribunale di Lussemburgo e salvaguardare l’operatività del modello Albania, considerato centrale nella strategia del governo contro l’immigrazione illegale. La premier ha ribadito l’intenzione di cercare “ogni soluzione possibile, tecnica o normativa, per tutelare la sicurezza dei cittadini”.
La decisione della Corte Ue rappresenta un duro colpo per l’esecutivo. Secondo i giudici europei, la valutazione sul concetto di “Paese sicuro” non può essere automatica e spetta a un giudice nazionale. Inoltre, un Paese non può essere considerato sicuro se non garantisce protezione adeguata a tutta la sua popolazione. Questo stop complica il funzionamento dei centri di Shengjin e Gjader in Albania, pensati per accogliere migranti soccorsi in mare e sottoporli a una procedura accelerata di asilo.
Nonostante il contraccolpo, il governo italiano non arretra. Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che i centri albanesi continueranno a operare, specificando che a Gjader è attivo da aprile un centro utilizzato come Cpr, mentre la struttura destinata ai richiedenti asilo è al momento inattiva. La Lega, con toni durissimi, ha parlato di “assalto delle toghe rosse ai nostri confini” e ha annunciato l’intenzione di presentare in autunno una mozione di sfiducia contro Ursula von der Leyen, accusata di non proteggere l’Europa e l’Italia, anche sul fronte del Green Deal.
Nel frattempo, l’attenzione si sposta sul piano di riforma europeo. Il nuovo regolamento, nell’ambito del Patto sulla migrazione e l’asilo, amplierà la definizione di “Paese d’origine sicuro” e permetterà agli Stati membri maggiore discrezionalità nel redigere le proprie liste. In pratica, sarà più facile dichiarare “inammissibile” una richiesta d’asilo se il migrante ha transitato da un Paese terzo considerato sicuro, anche solo in parte.
La Commissione europea ha confermato che le nuove norme prevedranno la possibilità di designare come sicuro solo una parte di un Paese o di escludere determinate categorie di persone dalla definizione. Un portavoce dell’esecutivo Ue ha sottolineato che la Commissione ha già proposto di anticipare l’entrata in vigore del nuovo regolamento, prevista altrimenti per il giugno 2026. L’obiettivo è chiudere l’iter legislativo entro dicembre. Per farlo servirà la maggioranza qualificata in Consiglio e il passaggio al vaglio del Parlamento europeo, dove il consenso verso la Commissione von der Leyen resta fragile.
Fratelli d’Italia si dice fiducioso sulla possibilità che la riforma venga approvata entro la fine dell’anno. Meloni può contare sul sostegno della presidente della Commissione e dei partner più rigidi in tema migratorio, come la Germania di Friedrich Merz e la Danimarca, attuale presidente di turno dell’Ue.
