La Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a 18 mesi di carcere per il boss della Camorra Francesco Bidognetti e a 14 mesi per il suo avvocato Michele Santonastaso, per le minacce rivolte nel 2008 allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione, durante il processo “Spartacus” .
Dettagli della vicenda
Le intimidazioni avvennero in aula nel marzo 2008, quando Santonastaso lesse una richiesta di ricusazione dei giudici, firmata da Bidognetti, con l’accusa che Saviano e Capacchione stavano “condizionando” il corso della giustizia. I giudici hanno riconosciuto che si trattava di una strategia mafiosa finalizzata ad azzerare le voci scomode .
Il processo, iniziato nel 2005 con la maxi-inchiesta Spartacus contro il clan dei Casalesi, ha visto accelerare la conclusione definitiva della vicenda in secondo grado con una sentenza ritenuta storica, perché sancisce che anche le minacce “in trasparenza”, pur non direttamente violente, rientrano nella pressione mafiosa .
La reazione di Saviano
Sotto scorta dal 2006, Saviano ha ascoltato la lettura del dispositivo in aula visibilmente provato. Al termine, ha abbracciato il suo avvocato Antonio Nobile e si è lasciato andare alle lacrime.
“Mi hanno rubato la vita”
“Sedici anni di processo non sono una vittoria per nessuno, ma ora abbiamo la prova ufficiale che è l’informazione a spaventare i clan”
“La vittoria resta negli atti, ma la mia vita è stata distrutta” .
Saviano ha aggiunto che, nonostante il valore simbolico della sentenza, la sua esistenza resta segnata dalla paura, con la scorta sempre attiva e una quotidiana difficoltà a vivere normalmente .
Il peso del messaggio
I giudici hanno sottolineato che la lettura delle minacce in aula fu una tattica studiata per intimidire non solo Saviano, ma anche gli investigatori, i magistrati e l’intera opinione pubblica .
Parte civile si sono costituite la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) e l’Ordine dei Giornalisti della Campania, che hanno sostenuto come questa condanna rafforzi il diritto di informazione e rappresenti un monito contro chi tenta di imbavagliare cronisti e scrittori .
Un passo importante per lo Stato di diritto
Il verdetto conferma che il metodo mafioso non si limita all’uso di violenza fisica, ma include qualsiasi forma di intimidazione organizzata che mira a controllare la libertà di informazione. Per Saviano e i colleghi, è arrivato un riconoscimento tangibile dopo 17 anni di battaglie giudiziarie .
