Si è concluso con un messaggio intenso e riflessivo il Media Pop FEST, la due giorni che ha visto protagonisti artisti, attivisti e personalità impegnate nella cultura e nell’antimafia sociale. Pasquale Popucià Grosso, presidente dell’evento, ha lanciato un invito urgente a guardare la realtà con occhi nuovi: «Tutto e tutti possono precipitare, perché l’inciampo che ci spinge giù è democratico. La vera differenza, come ricorda il film “L’Odio”, sta nella possibilità di schiantarsi o atterrare. Ma se la partenza non è uguale per tutti, parlare del resto è un inganno».
Il presidente ha sottolineato come la partenza non sia la stessa per tutti, specie per chi nasce a Gaza, per chi è su un gommone in mezzo al mare o per chi cresce in periferie senza prospettive. Qui lo schianto diventa sistemico, programmato, una conseguenza di disuguaglianze sociali. Popucià Grosso ha richiamato l’attenzione sull’importanza dell’antimafia sociale, non come slogan, ma come azione quotidiana fatta di presenza nelle scuole, nei quartieri e nelle realtà più ferite d’Italia, come il Quarticciolo, Corvetto, Ponticelli, Cosenza e nelle carceri minorili.
Il messaggio è chiaro: personalità come DJ Kool Herc, Peppino Impastato, Paulo Freire, Mathieu Kassovitz, Giuseppe Valarioti e Muhammad Alì sono esempi concreti di come ogni gesto possa essere una forma di lotta sociale. Popucià Grosso ha inoltre rimarcato che scuola, educazione, arte e sport sono politica e ha rivolto una domanda provocatoria a tutti: «Se fosse la democrazia a inciampare, voi cosa sareste disposti a fare?»
Il Media Pop FEST si chiude così con una chiamata a un impegno concreto, lontano dalla retorica, per costruire una società più giusta, inclusiva e attenta alle fragilità che rischiano di essere ignorate o emarginate.
