A Limbadi, in occasione del nono anniversario dell’uccisione di Maria Chindamo, il cancello dell’azienda agricola teatro del delitto si trasforma in un simbolo di legalità e memoria condivisa. Il 6 maggio, un evento artistico e sociale per dire no alla ‘ndrangheta patriarcale.
Un luogo di dolore diventa simbolo di rinascita
Limbadi, in provincia di Vibo Valentia, si prepara a vivere una giornata di memoria e impegno civile. Il 6 maggio 2025, a nove anni dalla scomparsa di Maria Chindamo, madre, imprenditrice e donna libera uccisa per aver detto no alla cultura patriarcale e mafiosa, il cancello dell’azienda agricola dove avvenne il delitto nel 2016 diventa protagonista di un evento carico di significato.
Organizzato dai familiari della vittima e dal comitato “Controlliamo noi le terre di Maria”, l’appuntamento annuale rappresenta un punto fermo nella battaglia per la legalità in Calabria. A sostenerlo, una rete sempre più ampia di associazioni, enti locali e realtà culturali.
Un 6 maggio illuminato dalla memoria e dall’arte
Nel luogo simbolico dove fu ritrovata l’auto di Maria, sarà inaugurato uno spazio giardino progettato dagli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Itg, Iti e Ite di Vibo Valentia, insieme a una scultura commemorativa dell’artista Luigi Camarilla, che sarà illuminata grazie al contributo di Artemide e dell’associazione CCO – Crisi Come Opportunità.
Il progetto, dal titolo “Illuminiamo le terre di Maria”, vuole trasformare un luogo segnato dal crimine in un faro di cultura, memoria e speranza. Illuminare il 6 maggio non è solo un gesto simbolico, ma un’azione politica e culturale che unisce passato e futuro.
Testimonianze, teatro e impegno collettivo
Durante la giornata, che prenderà il via alle ore 10 in Contrada Montaldo, interverranno rappresentanti istituzionali, attivisti, artisti e membri della società civile. In programma anche un estratto dello spettacolo teatrale “Se dicessimo la verità” di Giulia Minoli ed Emanuela Giordano, che racconta la storia di Maria per dare voce a tutte le donne che lottano contro l’oppressione.
Nancy Cassalia, del comitato “Controlliamo noi le terre di Maria”, sottolinea l’importanza dell’evento:
“Il 6 maggio è una data simbolo per la Calabria. Parla di libertà, di diritti, di vita. Creiamo una memoria collettiva volta al cambiamento.”
Una rete sociale contro la ‘ndrangheta e per i diritti
Crisi Come Opportunità, presente dal 2018 in Calabria con progetti su legalità, educazione di genere e giustizia minorile, è tra i principali promotori dell’iniziativa. “Accendiamo i riflettori su nuovi modelli di riferimento, come Maria Chindamo”, afferma la fondatrice Giulia Minoli.
Anche Libera, il Centro Comunitario Agape, GOEL Gruppo Cooperativo, la Comunità Progetto Sud, Penelope Italia, la Fondazione Una Nessuna Centomila e il Centro di Women’s Studies “Milly Villa” dell’Università della Calabria contribuiscono all’organizzazione, con il patrocinio dei Comuni di Limbadi e Rombiolo.
“Siamo tutti e tutte Maria: donne libere di scegliere chi essere. Donne e uomini liberi di un Sud che cambia”, afferma con forza Maria Joel Conocchiella, referente di Libera Vibo Valentia.
Da ferita a forza collettiva
Giovanna Vingelli, direttrice del Centro “Milly Villa”, e Lucia Lipari, vicepresidente di Agape, ribadiscono l’urgenza di “fare Memoria oltre la retorica” e di costruire una “cultura della riparazione” per sanare le ferite della mafia.
Vincenzo Chindamo, fratello di Maria e responsabile relazioni esterne di GOEL, chiude con un messaggio di speranza:
“Il nostro è un grido collettivo contro la ‘ndrangheta patriarcale. Questo luogo deve diventare un faro per tutte le donne che cercano libertà.”
