Suicidio a Rebibbia, Andrea Catarci: “Le rivendicazioni dei detenuti devono essere ascoltate”

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Roma – Un altro suicidio nelle carceri italiane, il 29esimo dall’inizio dell’anno, ha scosso la comunità penitenziaria e non solo. Un detenuto di 40 anni si è impiccato alla porta della propria cella nel carcere di Rebibbia, provocando l’indignazione di familiari, attivisti e istituzioni. L’uomo, che presentava fragilità psichiche, si trovava in un contesto che, secondo quanto denunciato, non prevedeva le dovute misure di cura e assistenza per le sue condizioni.

Andrea Catarci, Responsabile dell’Ufficio Giubileo delle Persone e Partecipazione di Roma Capitale, ha espresso forte preoccupazione, sottolineando che “le rivendicazioni dei detenuti sono sacrosante e devono essere ascoltate subito”. In particolare, la protesta è iniziata nei locali dell’infermeria del carcere, dove i detenuti hanno fatto sentire la loro voce contro la mancanza di adeguate misure di protezione e l’aumento del sovraffollamento nelle carceri.

“Si consuma una barbarie quotidiana”, ha dichiarato Catarci, lamentando la tendenza a rinchiudere sempre più persone, aumentare le pene e, allo stesso tempo, negare loro la possibilità di ricevere cure adeguate, di entrare in contatto con l’esterno o di beneficiare di pene alternative. “Le prigioni sono diventate una macchina della repressione, che colpisce le categorie più vulnerabili, come migranti e giovani, criminalizzando comportamenti che non dovrebbero essere reati”.

Catarci ha fatto appello per l’introduzione di misure immediate per contrastare il sovraffollamento, la criminalizzazione di comportamenti marginali e l’adozione di politiche più umane. In particolare, ha chiesto un’amnistia per i reati minori, percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, e l’eliminazione di leggi che, secondo lui, aumentano la popolazione carceraria senza risolvere i problemi sociali e di sicurezza.

A margine della tragica notizia, Catarci ha voluto ricordare che questo episodio avviene in un anno giubilare, con la Porta Santa voluta da Papa Francesco proprio a Rebibbia. “Non è resurrezione e rinascita per tutti”, ha concluso, richiamando l’attenzione su quanto ancora ci sia da fare per garantire i diritti umani e una reale opportunità di cambiamento per chi vive in carcere.