L’Ariston non è solo un palco, è un ecosistema dove le storie d’amore finiscono, ma i sodalizi artistici resistono al tempo e alle classifiche. Il caso Arisa-Anastasi e l’incrocio con Serena Brancale trasformano la gara in un affare di famiglia.
Sanremo è quella strana settimana dell’anno in cui persino i ritornelli sembrano avere una carta d’identità. Mentre davanti alle telecamere si canta il presente, dietro le quinte si ricompongono pezzi di passato, si incrociano sguardi che un tempo erano promesse e si scopre che l’amore può finire, ma le collaborazioni – e soprattutto le royalties – spesso no.
Arisa e Giuseppe Anastasi: La “Magica Favola” del Sodalizio Eterno
Il caso più “sanremese” di questa edizione è senza dubbio quello di Arisa. La cantante lucana torna in gara con un brano dal titolo quasi ironico: “Magica favola”. A firmarlo è l’uomo che ha dato voce ai suoi successi più grandi, ma che è stato anche il suo compagno di vita: Giuseppe Anastasi.
Nonostante la relazione sia chiusa da anni (lui è oggi felicemente sposato con la cantante Carlotta), il binomio artistico non è mai stato archiviato. Da Sincerità a La Notte, fino a Controvento, Anastasi ha saputo leggere l’anima di Arisa come nessun altro. La loro non è nostalgia, è continuità produttiva. Sanremo, si sa, ama i giri di valzer, e vedere un ex scrivere le parole d’amore per la donna che un tempo amava è il tipo di narrazione che rende il Festival immortale.
L’incrocio pericoloso con Serena Brancale
Ma le coincidenze all’Ariston non finiscono mai in superficie. Quest’anno Arisa condivide il dietro le quinte con una collega con cui ha un “punto di contatto” sentimentale non indifferente: Serena Brancale.
La talentuosa cantante pugliese è stata legata per oltre cinque anni al jazzista napoletano Walter Ricci. Un legame profondo, seguito poi da una storia – durata meno di un anno – tra lo stesso Ricci e Arisa. Ed ecco servito il cortocircuito festivaliero: due artiste che condividono lo stesso capitolo di vita privata si ritrovano a pochi metri di distanza nei camerini.
Eppure, a Sanremo la compostezza vince sul trash. Nessun dramma pubblico, nessuna dichiarazione tagliente. Solo quella maturità professionale che trasforma il retroscena in una semplice nota a piè di pagina.
A Sanremo non esistono “ex”, esistono “connessioni”
Il Festival sembra costruito apposta per dimostrare una regola non scritta: all’Ariston il passato non è un peso, ma un curriculum. Le storie diventano aneddoti, le relazioni si trasformano in firme sui depositi Siae e tutto si normalizza sotto le luci della ribalta.
Mentre Arisa e Serena Brancale dimostrano che il passato può essere archiviato con eleganza, la sensazione è che questo Festival sia una grande reunion sentimentale. In quella strana settimana di fine febbraio, tra un acuto e un applauso, non cantano solo le voci: cantano anche le biografie, ricordandoci che a Sanremo, alla fine, resta la musica… ma il cuore batte sempre a tempo di gossip.
