Fuga per la libertà: cinque calciatrici iraniane chiedono asilo in Australia

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Dopo il rifiuto di cantare l’inno in solidarietà alle proteste, le atlete hanno lasciato l’hotel della Gold Coast. Trump interviene: “Se l’Australia non le accoglie, lo faranno gli Stati Uniti”. Sotto scorta della polizia federale, si trovano ora in un luogo sicuro.

GOLD COAST (AUSTRALIA) – La Coppa d’Asia femminile si è trasformata, per la delegazione dell’Iran, in un drammatico atto di ribellione politica. Cinque componenti della squadra nazionale — identificate da fonti indipendenti come Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramezani-Zadeh e Mona Hamoudi — hanno abbandonato segretamente l’hotel Royal Pines Resort sulla Gold Coast, dove erano sottoposte a una stretta sorveglianza da parte dei funzionari della sicurezza iraniana.

Secondo quanto riportato dall’emittente Iran International, le atlete sono riuscite a eludere i controlli proprio mentre la squadra si preparava al rientro in patria dopo l’eliminazione dal torneo. Ora si troverebbero sotto la protezione della Australian Federal Police (AFP) in una località segreta.

Il silenzio dell’inno e la memoria di Sahba Rashtian

La scintilla della protesta era scoccata la scorsa settimana, durante il match d’esordio contro la Corea del Sud. Le calciatrici, in un gesto di sfida silenzioso ma potente, avevano evitato di cantare l’inno nazionale della Repubblica Islamica.

Un atto di solidarietà verso le sanguinose rivolte di gennaio in Iran e, in particolare, per onorare la memoria di Sahba Rashtian, assistente arbitro di 23 anni uccisa durante la repressione delle proteste. Da quel momento, le atlete sarebbero state etichettate dai media statali di Teheran come “traditrici in tempo di guerra”, ricevendo minacce dirette alla loro incolumità e a quella delle loro famiglie.

L’appello di Donald Trump

Il caso è diventato immediatamente un caso politico internazionale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso la sua posizione attraverso un post su Truth Social e successive dichiarazioni alla stampa, esortando il Primo Ministro australiano Anthony Albanese ad agire senza indugio.

“L’Australia sta commettendo un terribile errore umanitario se permette che queste ragazze siano costrette a tornare in Iran, dove molto probabilmente verrebbero uccise,” ha dichiarato Trump. “Date loro asilo. Se non lo farete voi, lo faremo noi negli Stati Uniti. L’America è pronta ad accoglierle immediatamente.”

Panico all’hotel e il sostegno dei fan

Le ore precedenti alla fuga sono state segnate da una tensione altissima. Video circolati sui social media mostrano supporter iraniani residenti in Australia circondare l’autobus della squadra, cercando di impedirne la partenza dopo aver visto alcune calciatrici fare segnali di aiuto dai finestrini.

Grida di “Salvate le nostre ragazze” hanno riecheggiato davanti all’hotel per ore, mentre all’interno i funzionari di Teheran tentavano, secondo alcune testimonianze, di confiscare i passaporti delle atlete per impedire ulteriori defezioni.

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