Un’importante collaborazione tra istituzioni, terzo settore e imprese per facilitare il reinserimento socio‑lavorativo delle persone sotto restrizioni della libertà personale. Presso la Prefettura di Reggio Calabria è stato firmato ieri un protocollo d’intesa che attiva percorsi formativi e tirocini, con l’obiettivo di aprire concrete opportunità professionali ai detenuti presenti sul territorio metropolitano.
I protagonisti del progetto
L’accordo è frutto di un’ampia sinergia coordinata dalla Prefettura, guidata da Clara Vaccaro, in collaborazione con:
- Regione Calabria (Assessorato al lavoro, formazione, turismo, ambiente, ITS e alta formazione)
- Tribunale di Sorveglianza
- Direzioni degli istituti penitenziari di Reggio Calabria, Palmi, Locri e dell’Istituto a custodia attenuata di Laureana di Borrello
- Ufficio distrettuale di Esecuzione Penale Esterna
- Garanti dei diritti delle persone detenute (regionale e comunale)
- Confindustria, ANCE, FAI, Ordine dei Consulenti del Lavoro
- ARPAL – Calabria Lavoro e Centro per l’Impiego
- Ente Scuola Edile Formazione e Sicurezza di Reggio Calabria
Formazione e tirocini sul campo
Sul piano operativo, gli istituti penitenziari e l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna individueranno i detenuti idonei. Questi, con l’autorizzazione della magistratura di sorveglianza, parteciperanno a:
- Corsi di formazione professionale e addestramento in cantieri edili, gestiti dall’Ente Scuola Edile
- Tirocini formativi e di orientamento, coordinati da Centro per l’Impiego e ARPAL
Occasioni concrete per la ripartenza
Confindustria, ANCE, FAI e l’Ordine dei Consulenti del Lavoro metteranno in campo risorse e reti per favorire l’incontro tra domanda e offerta, con l’obiettivo di favorire un inserimento lavorativo stabile e dignitoso .
Il prefetto Vaccaro ha sottolineato: «educare è meglio che punire», inaugurando un nuovo modello di reintegrazione fondato sulla responsabilità e la speranza
Cabina di regia e monitoraggio
Una cabina di regia istituita presso la Prefettura avrà il compito di monitorare costantemente l’attuazione del protocollo, garantendo efficacia e trasparenza nell’esecuzione delle attività previste .
Un modello di inclusione
Questo protocollo rappresenta un esempio concreto di intervento rieducativo e inclusivo. Grazie alla formazione e all’avvio professionale, i partecipanti non solo possono riscattarsi dagli errori del passato, ma offrono alla comunità esempi virtuosi di rinascita sociale
