Netanyahu shock su Gaza: “Nessuna carestia, la popolazione è in carne perché non fa esercizio”

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Ennesima bufera politica e diplomatica sul premier israeliano Benjamin Netanyahu, finito al centro delle polemiche per una dichiarazione shock sulla situazione umanitaria a Gaza. Durante un’intervista, il leader ha affermato: “A Gaza non c’è carestia, la popolazione è in carne perché non fa esercizio fisico.” Le sue parole hanno immediatamente suscitato indignazione e condanna internazionale, soprattutto in un momento di crescente allarme per la crisi umanitaria nella Striscia.

Le dichiarazioni arrivano mentre le agenzie delle Nazioni Unite e numerose organizzazioni non governative continuano a lanciare l’allarme sulla drammatica carenza di cibo, acqua e medicinali a Gaza, colpita da mesi di bombardamenti e blocchi.

Secondo i dati diffusi dall’ONU e dalla FAO, oltre mezzo milione di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare estrema nella Striscia, con numerosi casi di malnutrizione, in particolare tra bambini e anziani. Le immagini di convogli umanitari bloccati e di ospedali senza rifornimenti hanno fatto il giro del mondo, alimentando le richieste di un cessate il fuoco e di corridoi umanitari sicuri.

Le parole di Netanyahu sono state definite “inaccettabili e disumane” da esponenti della comunità internazionale. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha commentato: “Minimizzare la sofferenza di una popolazione civile è un insulto alla dignità umana.”

Anche molte ONG attive sul campo, tra cui Medici Senza Frontiere e Save the Children, hanno espresso sdegno: “Non si può negare la realtà con frasi ciniche: a Gaza si muore di fame, sotto le bombe, senza medicine.”

Sul piano interno, la dichiarazione ha diviso anche l’opinione pubblica israeliana. Mentre alcuni sostenitori del premier hanno parlato di una “frase fuori contesto”, numerosi politici di opposizione hanno accusato Netanyahu di disumanizzare il popolo palestinese e di compromettere la credibilità internazionale di Israele.

Intanto, proseguono i bombardamenti e le operazioni militari nella Striscia, con un bilancio di vittime che secondo fonti palestinesi ha superato i 35.000 morti, in gran parte civili. La crisi umanitaria si aggrava ogni giorno, con interi quartieri rasi al suolo e milioni di sfollati.

Le parole del premier arrivano in un momento particolarmente delicato per il governo israeliano, sotto pressione per l’evoluzione del conflitto e per la crescente isolatezza diplomatica a livello internazionale. Diversi Paesi stanno riesaminando i propri rapporti con Tel Aviv, e aumentano le richieste di indagini per crimini di guerra.

In un’epoca in cui la comunicazione politica è osservata al microscopio, questa uscita di Netanyahu rischia di peggiorare ulteriormente l’immagine di Israele agli occhi della comunità globale, aggravando la crisi diplomatica e umanitaria in corso.

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