Un drammatico episodio ha sconvolto la città di Lamezia Terme, dove venerdì mattina si è consumato un omicidio in ambito familiare. Francesco Di Cello, 64 anni, ha confessato di aver sparato al figlio Bruno, togliendogli la vita. Un gesto estremo che, secondo quanto emerso dall’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Lamezia Terme, sarebbe stato compiuto “per disperazione”.
Durante l’udienza, Di Cello ha ricostruito gli ultimi anni segnati da una profonda crisi familiare. Il figlio, ha spiegato, avanzava continue richieste di denaro e, in più occasioni, avrebbe minacciato pesantemente i genitori. Una tensione crescente, fatta di paure e pressioni costanti, che avrebbe portato l’uomo a denunciare il figlio per estorsione, accusa che si era già tradotta in una condanna a carico di Bruno.
“Era diventata una situazione insostenibile”, avrebbe dichiarato Di Cello al giudice e al pubblico ministero, descrivendo un clima di paura quotidiana all’interno delle mura domestiche. La mattina del delitto, secondo la sua versione, la situazione sarebbe degenerata fino al tragico epilogo.
La Procura ha convalidato il fermo e per Di Cello è stata disposta la custodia cautelare in carcere, con trasferimento nella casa circondariale di Catanzaro. L’indagine prosegue per ricostruire in modo dettagliato le dinamiche dell’accaduto e il contesto di forte disagio che lo ha preceduto.
Il caso ha destato profondo scalpore nell’intera comunità lametina, sollevando interrogativi su come prevenire episodi di violenza domestica e su quali strumenti di sostegno siano oggi disponibili per le famiglie in difficoltà. Intanto, gli inquirenti continuano a raccogliere testimonianze e a ricostruire il passato giudiziario della vittima, nel tentativo di fare piena luce sull’accaduto.
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