Il governo ha deciso di impugnare la legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana lo scorso marzo. La norma, la prima in Italia a regolare in maniera organica l’assistenza sanitaria e amministrativa nei casi di morte medicalmente assistita, è stata ritenuta in contrasto con alcuni principi costituzionali e con la normativa nazionale vigente. Immediate le reazioni da parte del presidente della Regione Eugenio Giani, che ha definito la mossa dell’esecutivo “paradossale” e ha annunciato la volontà di difendere con forza il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale.
Cosa prevede la legge toscana sul fine vita
Approvata il 13 marzo 2025, la legge regionale toscana ha introdotto disposizioni chiare per garantire il rispetto della volontà del paziente in fase terminale, in linea con la storica sentenza della Corte costituzionale 242/2019, che ha aperto alla possibilità del suicidio medicalmente assistito in determinati casi. La normativa toscana stabilisce modalità operative per le Aziende Sanitarie Locali, prevedendo l’istituzione di commissioni multidisciplinari e procedure per valutare le richieste di accesso al fine vita, oltre a forme di assistenza psicologica e supporto ai familiari.
Il ricorso del governo Meloni
Secondo l’esecutivo, la legge toscana eccederebbe le competenze regionali in materia di sanità, invadendo ambiti riservati alla legislazione esclusiva dello Stato, come il diritto penale e le norme generali sull’ordinamento civile. Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari Regionali, ha dunque deciso di impugnare la legge davanti alla Consulta. Il ricorso è stato ufficialmente notificato alla Regione Toscana.
Giani: “Una battaglia di civiltà”
Non si è fatta attendere la replica del presidente della Regione, Eugenio Giani: “Il governo si dimostra paradossale. Da un lato afferma di rispettare l’autonomia delle Regioni, dall’altro nega il diritto di disciplinare un tema delicato come il fine vita, che tocca la dignità della persona. Difenderemo la legge in tutte le sedi, è una battaglia di civiltà.” Giani ha ricordato che la Toscana ha agito nel solco tracciato dalla Corte costituzionale e che l’intento della norma è garantire il rispetto della volontà individuale, in condizioni di sicurezza e trasparenza.
Un caso destinato a fare scuola
Il caso toscano potrebbe aprire un nuovo fronte nel dibattito nazionale sul fine vita. Attualmente, in assenza di una legge organica a livello statale, molte Regioni si trovano in un limbo normativo, costrette a interpretare sentenze e direttive sanitarie in modo autonomo. La decisione della Corte Costituzionale sull’impugnazione del governo sarà quindi determinante per il futuro della normativa regionale e per l’evoluzione del diritto al fine vita in Italia.
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