Tregua pasquale tra Russia e Ucraina: solo 30 ore e già violata

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La tregua pasquale proclamata dal presidente russo Vladimir Putin, iniziata alle 18 del 19 aprile e conclusa alla mezzanotte del 21 aprile, si è rivelata un gesto più simbolico che concreto. Presentata come un’iniziativa umanitaria in occasione della Pasqua ortodossa, la sospensione temporanea delle ostilità è stata ampiamente disattesa secondo Kiev. Già pochi minuti dopo l’inizio, le sirene antiaeree hanno risuonato a Kiev e, stando alle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, tra le 18:00 e le 00:00 l’esercito russo avrebbe lanciato 387 attacchi, condotto 19 assalti e impiegato 290 droni.

Putin, nel suo annuncio ufficiale, ha dichiarato che l’intento era mostrare la disponibilità della Russia alla pace, restando comunque pronti a reagire a eventuali provocazioni. Ha sottolineato che Mosca rispetta le festività religiose e si augura che anche l’Ucraina faccia lo stesso, lasciando intendere che l’immagine di “Paese pacificatore” sia un messaggio rivolto anche alla comunità internazionale. Zelensky ha risposto rilanciando la proposta di estendere il cessate il fuoco da 30 ore a 30 giorni, ma ha ribadito la scarsa fiducia nelle promesse del Cremlino, accusando Mosca di continuare a colpire in diverse aree del fronte nonostante la moratoria. La tregua, iniziata come un segnale di possibile apertura, si è così rapidamente trasformata in un nuovo motivo di tensione e sfiducia.

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