Fiesole ricorda i suoi Martiri: la commemorazione dell’82° anniversario del sacrificio

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La Città di Fiesole questa mattina ha reso omaggio ai suoi Martiri con la commemorazione dell’82° anniversario del loro sacrificio. La cerimonia si è svolta prima nella Cattedrale di San Romolo, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, dei cittadini e di una delegazione di alunni delle scuole del territorio, accompagnati dai loro insegnanti.

Dopo l’arrivo del Comandante della Legione Carabinieri “Toscana”, è stata celebrata la Santa Messa da S.E. Mons. Stefano Manetti, Vescovo di Fiesole. È seguita la lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare “alla memoria”, concessa ai tre Martiri. Successivamente sono state deposte due corone d’alloro, una dell’Arma dei Carabinieri e una del Comune di Fiesole, sotto al monumento che celebra i tre carabinieri nel Parco della Rimembranza.

Nel suo intervento, il Sindaco Cristina Scaletti ha rivolto un saluto grato alle autorità e a tutta la comunità, con un pensiero particolare ai ragazzi e alle ragazze della scuola secondaria di primo grado di Girone, che “non sono venuti per assistere a una fredda celebrazione del passato, ma per accogliere un testimone”. Ha spiegato il senso della giornata come una chiamata etica: “ricordare è un atto di responsabilità, affinché la memoria si faccia attiva diventando presente e futuro”.

Il Sindaco ha ricordato Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, i tre giovani carabinieri che nell’agosto del 1944 scelsero di donare la propria vita per salvare dieci civili innocenti, lasciando un’eredità morale che non smette di interrogare le coscienze. Il loro gesto è stato letto come espressione della “scintilla dei giusti”, una luce che non fa rumore ma che è capace di squarciare il buio più impenetrabile. Non è un dono riservato a pochi eroi, ma una disposizione dell’animo che impedisce di essere semplici spettatori del dolore degli altri e porta a trasformarlo, nel proprio piccolo, in cura. Quella stessa sensibilità, ha ricordato, deve oggi riguardare anche la cura del pianeta, di cui siamo chiamati a essere custodi e non padroni assoluti.

“Oggi la memoria di Alberto, Vittorio e Fulvio non è una ricorrenza da consumare sul calendario”: così Scaletti ha collegato il sacrificio dei Martiri alle ferite del presente. Ha citato la guerra in Ucraina, il Medio Oriente, con il tragico anniversario che proprio il 7 ottobre ricorre, la situazione a Gaza e le tensioni in Iran. Sono tragedie che, ha sottolineato, interrogano l’intera comunità umana sulla capacità di proteggere il diritto alla vita e alla pace.

In questo scenario, il Primo Cittadino fiesolano ha auspicato un’Europa forte e autorevole, capace di essere guida e non un continente esitante e diviso. Ha richiamato la recente reintroduzione dei controlli ai confini tra Italia e Spagna come ferita allo spirito di Schengen, che ha definito “la promessa di una terra che impara a trasformare i propri muri in ponti”, e ha messo in guardia dal cinismo del “ciascuno per sé”, che alimenta nazionalismi ciechi e rischia di indebolire la democrazia. “La nostra Repubblica non ha il permesso di camminare all’indietro”, ha affermato, ricordando che essa è nata dal sacrificio di chi scelse il riscatto ed è fondata sull’idea che ogni essere umano abbia la stessa dignità e che i diritti vadano estesi e mai confinati.

Scaletti ha poi parlato del ruolo di Fiesole, “terra antica, fatta di pietra, di cultura e di cielo”, che non può limitarsi a celebrare il passato ma ha il dovere di trasmettere un’inquietudine etica e di essere “una spina nel fianco dell’indifferenza”.

Il passaggio più sentito è stato rivolto ai giovani presenti: “Proteggete la vostra capacità di sentire. Non lasciatevi anestetizzare dal rumore di fondo della quotidianità”. Ogni volta che si rifiuta una menzogna comoda, che si sente la ferita dell’altro come propria o che si sceglie la via del bene comune a scapito del proprio piccolo tornaconto, ha detto il Sindaco, si alimenta la stessa scintilla che guidò i tre carabinieri. “A noi oggi non è chiesto il sacrificio estremo della vita. Ci è chiesta una cosa comunque difficile: l’eroismo della responsabilità quotidiana”.

L’intervento si è chiuso con l’immagine della corona di fiori che “smette di essere un rito e diventa un altare della nostra coscienza viva” e con il ricordo dei tre Martiri, a cui sono seguiti un omaggio all’Arma dei Carabinieri e un saluto alla Repubblica, “custode della nostra libertà”. Dopo l’intervento del Comandante della Legione Carabinieri “Toscana”, la cerimonia si è conclusa.