L’estate dei conti in tasca e delle croci sull’Aurelia

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Di Eraldo Ciangherotti. L’estate è finita. Gli astronomi litigano sul giorno esatto: questione per almanacchi. A noi interessa quello che ha lasciato sul territorio: un incasso e un cimitero. Partiamo dall’incasso, perché almeno fa piacere.

Il turismo ha tenuto bene. Gli stranieri sono cresciuti di circa il 10%, gli italiani sono tornati e la Riviera si è scoperta competitiva rispetto alla Costa Azzurra: costa meno e vale di più. La Liguria ha chiuso con un’occupazione del 62,5%, sopra la media nazionale. Ferragosto: tutto esaurito. Qui finiscono i complimenti.

Il primo maggio le spiagge erano già piene, a metà settembre l’acqua era ancora tiepida, e noi ragioniamo con un calendario che finisce il 15 settembre come se fossimo nel 1975. Confcommercio chiede di allungare la stagione al 30 settembre: è il minimo sindacale del buon senso. Il problema non è riempire agosto: è campare di sessanta giorni e poi spegnere la luce. E le ferie si accorciano: tre notti, non tre settimane. Più clienti, più lavoro, margini identici. Chi festeggia guardando solo gli arrivi non ha letto la seconda colonna del conto.

Poi c’è l’altra estate. Quella che non entra nelle statistiche.

IL VIDEO

La ferita ha una data e un nome: notte tra il 19 e il 20 giugno, Ceriale, via Aurelia. Sofia Barberi, 22 anni, avrebbe compiuto 23 anni il 26 giugno, lavorava al Caf di Ceriale ed era figlia dell’assessore Barbara De Stefano. Tornava a casa in scooter con l’amica Emma Brasca quando sulla loro corsia è comparsa una Fiat 500 in sorpasso contromano. Sofia è morta, Emma è finita in rianimazione. Alla guida una neopatentata di 19 anni, denunciata per omicidio stradale, negativa ad alcol e droghe.

Mentre i soccorritori lavoravano, uno dei ragazzi a bordo dell’auto girava un video, rideva e diceva: «Ve lo giuro, questa è morta, abbiamo rotto tutto stanotte, bro». Poi lo ha pubblicato. Virale in poche ore. Ceriale ha proclamato il lutto cittadino.

Quella ragazza è stata uccisa due volte: da un sorpasso e da un telefono. Il sorpasso è materia per i giudici. Il telefono è una scelta: guardare un corpo per terra e pensare alle visualizzazioni. E la colpa non è tutta loro: è anche nostra, che pubblichiamo tutto, sempre.

IL CONTO DEI MORTI

Poi l’estate ha continuato a presentare il conto. Il 16 luglio, al luna park di Spotorno, Alessio Colletti è morto folgorato a 15 anni mentre usava il “Calciometro”. Su una giostra, dove si va a divertirsi.

L’asfalto ha fatto il resto. Il 10 luglio un motociclista di 56 anni, turista torinese, è morto sulla A10 tra Savona e Spotorno. L’11 luglio, in viale Hanbury ad Alassio, Matteo Recupero ha perso il controllo dello scooter: 39 anni, una vita nella ristorazione, la moglie Ottavia e due bambine; con lui Mattia Borsotto, ferito grave. Il 1° agosto Mattia Nasca, 27 anni, sull’Aurelia a Zinola. L’11 agosto il maresciallo Sara Roba, 31 anni, in un frontale sull’Aurelia tra Albenga e Ceriale. Il 16 agosto un motociclista in A10 tra Varazze e Arenzano. Il 18 settembre, sempre in A10, il ginecologo Antonio Caldana, 64 anni. Il 19 settembre Davide Siri, biologo marino di 43 anni di Borghetto, in un frontale a Murialdo.

Otto morti sulle nostre strade in tre mesi. L’Aurelia d’estate non è una strada: è una roulette con il cambio.

Il 25 agosto, ad Andora, il bagnino Fabrizio Valente si è tuffato per salvare una coppia. Ha riportato a riva la donna, è tornato per il marito e sono morti entrambi: lui e Luigi Fasano. È stato “eroe” per ventiquattr’ore, poi silenzio. Sulle spiagge libere la sicurezza è affidata anche al coraggio di chi passa. E il coraggio si paga con la vita.

Il 5 luglio, sulla spiaggia libera del Prolungamento a Savona, in mezzo alle famiglie, un uomo di 36 anni è stato accoltellato a morte durante una lite tra senza fissa dimora.

Il resto è un elenco che nessuno vuole leggere, e proprio per questo va letto. Un uomo di 85 anni schiacciato dal trattore ad Andora. Un 24enne travolto da un treno ad Albisola. Un sedicenne precipitato da un balcone a Ceriale. Cesarino Ravera, 80 anni, di Tovo San Giacomo, andato a funghi tra Bormida e Osiglia e mai tornato. Due malori in mare, ad Alassio e Finale.

Poi due morti che parlano anche di abbandono. Alexandra Bardelle, 20 anni, di Cengio, avrebbe compiuto 21 anni il 29 settembre: malore a Laigueglia dopo alcol e stupefacenti, morta al San Paolo, lascia una bambina di tre anni. A Cairo Montenotte, il 30 luglio, Emanuele, 86 anni, si è tolto la vita dopo uno sfratto. Una carta bollata, e la decisione che non c’era più posto per lui.

FINALE LIGURE

Notte tra il 2 e il 3 settembre. Daniele Baruzzo, 59 anni, uccide nel sonno la moglie Paola Siri, architetto di 60 anni, e il figlio Mattia, 15 anni, promessa del calcio locale, poi si spara con la pistola detenuta regolarmente. Lascia un biglietto: problemi familiari insostenibili. I vicini avevano sentito tre colpi a mezzanotte; i corpi sono stati trovati a mezzogiorno. E hanno detto la frase più terribile dell’estate: «una famiglia normale, nessuna lite, nessun problema».

Dodici ore in cui nessuno ha chiesto, chiamato, controllato. Ci indigniamo per il turista maleducato e non ci accorgiamo di una famiglia che muore nella villetta accanto.

IL MEDICO E LA SANITÀ

Torno a Caldana, perché la sua morte è anche un pezzo della nostra storia sanitaria. Ginecologo noto nel Ponente: per anni a Ginecologia e Ostetricia del Santa Corona, fino alla chiusura del reparto nel 2020, poi nei consultori di Albenga, Finale e Cairo. Ha fatto nascere una generazione di savonesi e ha visto chiudere il reparto dove lavorava.

E mentre le presenze crescevano, il San Paolo accorpava reparti per mancanza di infermieri: la chirurgia della mano dentro l’urologia con quattro posti per le urgenze; la lungodegenza nella Medicina II. Misura nata “temporanea” per l’estate e già prorogata. Poi la bozza del piano socio-sanitario regionale, su cui il sindaco Marco Russo ha lanciato l’allarme: soppressione di fatto di Malattie infettive, Anatomia patologica e Radioterapia, trenta posti di Day Surgery persi, ipotesi di accorpamento del 118 a Genova. La Regione replica che non esistono zone di serie B.

Savona è la provincia con l’età media più alta della Liguria, ha il doppio dei pazienti a rischio oncologico dell’estremo Ponente e il pronto soccorso del San Paolo registra circa duecento accessi al giorno. A questa popolazione si vorrebbe togliere l’Anatomia patologica, cioè lo strumento che stabilisce se un tumore è un tumore. La chiamano razionalizzazione. Io la chiamo risparmio scaricato sul malato. E d’estate la popolazione raddoppia: Alessio, Sofia, Alexandra, i bagnanti in arresto cardiaco, tutti portati al San Paolo.

IL BILANCIO

L’estate 2026 in provincia di Savona è stata un successo commerciale dentro un fallimento civile. Abbiamo saputo vendere il mare e non presidiarlo, riempire gli alberghi e svuotare gli ospedali. Abbiamo contato gli arrivi e smesso di contare i morti: quattordici vite spezzate da incidenti o violenza, più i suicidi e le morti che qualcuno deve ancora spiegarci.

Un territorio non si giudica da quanto guadagna a luglio. Si giudica da chi risponde ad agosto: quando un ragazzo di quindici anni muore su una giostra, quando un bagnino si tuffa e non torna, quando a mezzanotte partono tre colpi di pistola e per dodici ore nessuno se ne accorge.

L’estate è finita. Il conto, no.