«Non disperdere nemmeno una borsa di studio per la formazione dei futuri medici di medicina generale e ottimizzare le risorse disponibili a livello nazionale. È questo l’obiettivo primario sostenuto con decisione da Regione Liguria alla luce dei dati relativi al prossimo concorso per il triennio 2026-2029».
Lo afferma in una nota Rocco Invernizzi, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia.
A fronte di 2.651 posti disponibili in tutta Italia e di 5.965 candidature presentate, il quadro evidenzia forti differenze tra i diversi territori. In Liguria le borse messe a bando sono 65, sostenute da un investimento regionale superiore agli 800 mila euro, a fronte di 140 giovani medici che hanno presentato domanda per accedere al corso.
«Non possiamo permetterci il lusso di sprecare occasioni formative né, tantomeno, risorse pubbliche già stanziate – dichiara Invernizzi –. I dati dimostrano un forte interesse da parte di tanti giovani medici pronti a intraprendere questo percorso e a mettersi al servizio delle nostre comunità. È nostro dovere istituzionale fare in modo che l’offerta formativa incontri la domanda e risponda alle necessità concrete della sanità pubblica».
«Esprimiamo pieno sostegno all’iniziativa promossa dall’assessore alla Sanità Massimo Nicolò e condivisa con la FIMMG, volta a portare al tavolo del Governo e della Conferenza delle Regioni una proposta che consenta una maggiore mobilità tra le graduatorie territoriali. L’obiettivo è permettere che i posti eventualmente rimasti vacanti in alcune Regioni possano essere assegnati agli idonei non vincitori di altri territori. Il potenziamento della medicina di base rappresenta un pilastro strategico per la tenuta del Servizio sanitario nazionale e per contrastare la carenza di medici di famiglia».
Sul caso dell’Università Link Campus a Santa Corona di Pietra Ligure, Invernizzi replica anche alle critiche sollevate dal Partito Democratico: «Il Pd prova a trasformare una legittima collaborazione istituzionale in una presunta contrapposizione tra università pubblica e privata che semplicemente non esiste. La Regione ha definito un quadro di regolazione e un successivo decreto ministeriale ha riconosciuto un accreditamento di durata biennale. Non vengono sottratte risorse all’Università di Genova, non viene ridimensionato il suo ruolo e non è prevista alcuna spesa pubblica a favore dell’ateneo privato».
«Presentare questa vicenda come un attacco alla sanità o all’università pubblica significa costruire una polemica politica che non trova riscontro nei fatti – conclude Invernizzi –. L’Università di Genova resta un patrimonio fondamentale della Liguria e deve continuare a essere valorizzata e sostenuta. Allo stesso tempo, come già avviene in altre regioni italiane, non vediamo per quale ragione si debbano respingere a priori iniziative private regolarmente autorizzate e accreditate, quando queste possono ampliare le opportunità formative sul territorio senza sottrarre un solo euro al sistema pubblico. Su sanità e formazione servono serietà, programmazione e risultati, non contrapposizioni ideologiche».

