La situazione dei vigili del fuoco in Liguria mostra lievi segnali di ripresa rispetto all’anno scorso, ma la carenza di organico continua a pesare in modo strutturale sull’intero territorio nazionale e regionale. A soffrire maggiormente sono le province di Savona, con un deficit di personale intorno al 20%, e La Spezia (15-20%), seguite da Genova e Imperia.
Attualmente in regione operano circa 700 pompieri: circa 400 sono concentrati nel capoluogo genovese, mentre le altre province ne contano circa un centinaio ciascuna. A tracciare il quadro è Gianluigi Lombardi, segretario regionale Fns Cisl, il quale spiega come le nuove assunzioni non riescano a pareggiare i pensionamenti e i trasferimenti. Molti pompieri da fuori regione chiedono infatti la mobilità dopo un solo biennio.
A questa dinamica si aggiunge la mancanza di personale amministrativo e la complessità nei tempi di formazione: servono infatti sei mesi di corso a Roma e almeno un anno e mezzo complessivo per rendere operativo un nuovo vigile. Le conseguenze sul territorio si sono già lette nel recente passato con il rischio di chiusura di snodi chiave come Finale Ligure, Ventimiglia e Albenga.
Per coprire le emergenze si ricorre così agli straordinari e al supporto tra province vicine, un meccanismo che rischia però di lasciare scoperte le aree che prestano gli uomini. Per incentivare la permanenza del personale giunto da fuori, sindacati e Regione si incontreranno a settembre per affrontare il tema degli alloggi, cercandone una gestione sostenibile.


