ROMA – Il gesto è scattato durante la discussione sul decreto sicurezza, in un momento in cui l’attenzione sulle condizioni delle carceri italiane ha raggiunto il punto di rottura. Giachetti, da sempre in prima linea nelle battaglie radicali e garantiste, ha scelto di utilizzare il proprio corpo come scudo contro quello che definisce “l’immobilismo colpevole del Governo di fronte alla tragedia dei suicidi in cella”.
Le motivazioni del gesto: “Uno Stato che non tutela è complice”
Mentre i commessi della Camera tentavano di mediare per riportare l’ordine, Giachetti ha ribadito con forza le ragioni della sua protesta:
- Emergenza Suicidi: Un numero di decessi negli istituti penitenziari che dall’inizio dell’anno ha già superato ogni record storico.
- Sovraffollamento: La cronica mancanza di spazio e di personale sanitario e psicologico all’interno delle carceri.
- Riforma della Liberazione Anticipata: Il deputato chiede con urgenza l’approvazione di misure che permettano di sfoltire la popolazione carceraria per i reati meno gravi, restituendo dignità alla funzione rieducativa della pena.
“Non è una questione di destra o sinistra, ma di civiltà,” ha urlato Giachetti mentre i colleghi di opposizione esprimevano solidarietà. “Se le istituzioni ignorano la Costituzione che impone pene umane, allora queste catene sono l’unico modo per farvi guardare la realtà.”
Reazioni politiche: Aula divisa
Il gesto ha scatenato una reazione immediata tra i banchi di Montecitorio. La seduta è stata sospesa dalla Presidenza per permettere la rimozione delle catene e il ripristino delle condizioni di sicurezza, ma il dibattito politico è divampato fuori dall’Aula:
- L’Opposizione: Molti esponenti del centrosinistra hanno sostenuto la legittimità della protesta, definendo Giachetti “la voce di chi non ha voce”.
- La Maggioranza: Dai banchi del Governo sono arrivate critiche durissime. Molti esponenti hanno definito il gesto “una messinscena teatrale irrispettosa delle istituzioni”, ribadendo che la sicurezza nelle carceri si garantisce con nuove strutture e non con indulti mascherati.
Un precedente che scuote il Palazzo
Non è la prima volta che Roberto Giachetti ricorre a forme di protesta non violenta (ricordiamo i suoi numerosi scioperi della fame), ma l’atto di incatenarsi fisicamente all’interno dell’Aula rappresenta un salto di qualità simbolico.
La protesta di oggi segna un punto di non ritorno: il tema delle carceri, troppo spesso confinato ai margini dell’agenda politica, è ora prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica. Resta da vedere se questo “urlo silenzioso” di catene riuscirà a smuovere l’iter legislativo o se rimarrà l’ennesimo atto di testimonianza in un Parlamento sempre più polarizzato.
L’episodio odierno rimarrà negli annali parlamentari come uno dei momenti di più forte frizione tra l’attivismo politico individuale e la liturgia delle istituzioni.

