Pistoia, versa candeggina nel caffè della moglie: arrestato 54enne incastrato da una telecamera

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PISTOIA – La vicenda nasce tra le mura di una casa segnata da tensioni profonde. La vittima aveva deciso di mettere fine al legame dopo aver scoperto presunte irregolarità nella gestione del patrimonio familiare e una serie di menzogne che avevano incrinato irrimediabilmente la fiducia. Ma l’uomo non avrebbe accettato la fine dell’unione, mettendo in atto una silenziosa e pericolosa persecuzione chimica.

Il sapore acre e i malori sospetti

I primi campanelli d’allarme sono scattati alla fine di marzo. La donna ha iniziato a notare un sapore insolito e un odore acre nel caffè che il marito preparava abitualmente la sera precedente per il mattino successivo.

Dopo il consumo, la vittima accusava sintomi severi:

  • Cefalea intensa
  • Dolori addominali acuti
  • Sudorazione fredda

Capendo che non si trattava di semplici malori passeggeri, la donna ha preso una decisione che le ha salvato la vita: ha installato una piccola telecamera nascosta in cucina per monitorare cosa accadesse mentre lei dormiva.


Le immagini dello shock

I filmati registrati dalla videocamera non hanno lasciato spazio a dubbi. Nelle immagini, acquisite dagli inquirenti, si vede chiaramente il 54enne agire di notte: l’uomo prende il contenitore della candeggina e ne versa una quantità nella tazza destinata alla moglie.

Le prove video sono state consegnate immediatamente ai Carabinieri, che hanno fatto scattare l’arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo il Gip, l’uomo agiva con una premeditazione volta a minare l’integrità fisica della compagna come ritorsione per la separazione imminente.


La difesa e il fronte giudiziario

Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, il 54enne ha scelto di rispondere alle domande, respingendo però ogni accusa. Nonostante i filmati, l’uomo nega di aver voluto avvelenare la moglie.

Attualmente, il sospettato resta dietro le sbarre. Il giudice dovrà ora valutare se confermare la custodia cautelare in carcere o se concedere una misura meno afflittiva nei prossimi giorni, mentre proseguono gli accertamenti tossicologici sulla tazzina e sulle sostanze sequestrate nell’abitazione.

Questa inquietante vicenda di cronaca sottolinea ancora una volta come il momento della separazione rappresenti la fase di massimo rischio per le donne vittime di violenza, che in questo caso ha assunto la forma subdola e silenziosa dell’avvelenamento domestico.