ROMA – L’azione militare condotta nelle acque internazionali al largo di Creta, che ha portato al blocco delle imbarcazioni cariche di aiuti umanitari dirette a Gaza, è ora sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati capitolini. L’inchiesta, al momento avviata contro ignoti, scaturisce da una serie di esposti presentati da associazioni, movimenti pro-Palestina e familiari degli attivisti coinvolti.
Il nodo della giurisdizione e il caso delle imbarcazioni italiane
A far scattare la competenza della Procura di Roma sono i dettagli contenuti nelle denunce depositate in questi giorni. In particolare, viene sollevata la questione della sovranità nazionale e della tutela dei diritti umani su mezzi battenti bandiera italiana.
Uno dei punti cardine dell’esposto riguarda la posizione degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek. Secondo quanto ricostruito dai legali dei movimenti:
- I due sono stati prelevati con la forza mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni registrate in Italia.
- Attualmente risultano detenuti in un carcere in Israele.
- L’azione militare è avvenuta in acque internazionali, circostanza che renderebbe il sequestro privo di legittimità secondo il diritto marittimo internazionale.
La mobilitazione delle associazioni
Dopo il blitz del 29 aprile, che aveva visto coinvolte anche barche salpate dal porto calabrese di Cetraro, la pressione sulle istituzioni italiane è cresciuta costantemente. Le associazioni chiedono che l’Italia faccia valere la propria giurisdizione, considerando l’abbordaggio un atto di pirateria o, appunto, un sequestro di persona ai danni di chi operava su suolo (o ponte) italiano.
Prossimi passi della Procura
Gli inquirenti di Roma dovranno ora acquisire le testimonianze degli altri attivisti rilasciati e verificare la posizione esatta delle coordinate geografiche al momento dell’attacco. Sarà inoltre fondamentale stabilire il ruolo delle imbarcazioni italiane nel coordinamento della missione per determinare la piena procedibilità dell’azione penale.
L’apertura di questa inchiesta rappresenta un segnale forte: la magistratura intende fare chiarezza su un episodio che ha infiammato le piazze (come visto recentemente a Cosenza e Roma) e che mette a dura prova i rapporti diplomatici tra l’Italia e lo Stato di Israele in un momento di estrema tensione in Medio Oriente.

